Fed valuta una frenata al rialzo tassi. Pesa la paura della recessione

24 Novembre 2022, di Mariangela Tessa

Mentre la Bce sembra spaccata in due sull’entità dei rialzi da realizzare in occasione della prossima riunione di dicembre, dall’altra parte dell’Atlantico la Fed sembra decisa a rallentare il ritmo dei rialzi. Il motivo è da ricercarsi nella paura di una recessione economica, che dagli ultimi dati sembra imminente. E’ quanto emerge dai verbali relativi all’incontro dell’1-2 novembre scorso del Fomc, l’organismo della Federal Reserve responsabile della politica monetaria degli Stati Uniti.

In quell’occasione, il Fomc ha annunciato un aumento dei tassi d’interesse di 75 punti base al 3,75-4%, il livello più alto dal 2008. Si è trattato del sesto rialzo dei tassi consecutivo, il quarto di fila di questa entità. Lo scorso marzo, la banca centrale statunitense aveva annunciato il primo rialzo dei tassi d’interesse (di 25 punti base) dal dicembre 2018. Rialzi decisi per contrastare l’inflazione, ancora molto alta e ai massimi degli ultimi 40 anni.

La Fed verso un rallentamento del rialzo dei tassi

E ora? “Una maggioranza sostanziale dei partecipanti giudica che sia probabilmente appropriato, a breve, un rallentamento del passo dei rialzi”, si legge nei verbali. Rallentamento che “poterebbe ridurre il rischio di instabilità”. Dichiarazioni che sembrano indicare un timore, confermato dagli ultimi dati macroeconomici, di un rallentamento della crescita, se non addirittura di una recessione.

Nonostante si preveda all’orizzonte una frenata del Pil, ci sono però ancora pochi segnali di una frenata dell’inflazione. Alcuni componenti, però, hanno evidenziato i rischi di continuare con forti rialzi dei tassi per il sistema finanziario.

“Una maggioranza sostanziale dei partecipanti” alla riunione della Federal Reserve dell’inizio del mese “ha ritenuto che probabilmente un rallentamento del ritmo di aumento sarebbe stato presto appropriato”.

Le stime degli analisti

A dicembre, gli analisti prevedono un rialzo di 50 punti, seguito da due rialzi da 25 punti all’inizio del 2023. In questo modo, i tassi toccherebbero il 5% a marzo.

A proposito di stime, Credit Suisse si aspetta che nel 2023 la crescita Usa raggiunga in media lo 0,8%. Le probabilità di recessione sono elevate (oltre il 40%), ma non costituiscono il caso di base della banca d’affari svizzera.

Sul fronte dei prezzi, gli analisti della banca elvetica spiegano che “l’inflazione ha iniziato a frenare, ma il tasso di inflazione della spesa core per consumi privati (PCE) è destinato a rimanere costantemente elevato, al 3% circa, fino a fine 2023. Ci aspettiamo quindi che la Federal Reserve mantenga politiche di inasprimento aggressive, fino a un tasso terminale del 4,75%-5%”.