Fed apre porta a taglio tassi: cosa cambia per i risparmiatori

20 Giugno 2019, di Mariangela Tessa

Come previsto, la Federal Reserve ha ieri lasciato invariati i tassi al 2,25-2,5%, il livello a cui furono portati lo scorso dicembre quando la banca centrale Usa realizzò la quarta stretta del 2018, la nona da quando nel dicembre 2015 l’allora governatrice Janet Yellen annunciò il primo rialzo del costo del denaro dal giugno del 2006.

La decisione è stata annunciata dal Federal Open Market Committee (FOMC), il braccio di politica monetaria della Fed, nel comunicato pubblicato al termine della quarta riunione del 2019, iniziata ieri.

Sui 10 membri con potere di voto nel Federal Open Market Committee, solo uno ha votato contro la decisione di lasciare i tassi al 2,25-2,5%. Si tratta di James Bullard, il presidente “colomba” della Fed di St. Louis che “avrebbe preferito tagliare i tassi in questa riunione di 25 punti base”.

Il minimo che la Fed potesse fare

Come in molti si aspettavano, la Federal Reserve ha rimosso l’aggettivo “paziente” dal comunicato diffuso al termine della sua riunione per indicare il suo approccio sui tassi. Così facendo la banca centrale americana guidata da Jerome Powell segnala un possibile taglio dei tassi futuro, anche se non nell’immediato futuro.

Keith Wade, Chief Economist and Strategist, Schroders, ritiene che un allentamento monetario a luglio è possibile. Con il mercato che ha già scontato oltre l’80% di probabilità di una riduzione dei tassi a luglio, “questo è il minimo che la Fed potesse fare per soddisfare le aspettative”, secondo State Street.

“Di quanto i tassi saranno tagliati dipenderà dai dati macroeconomici” ha detto Powell, specificando di non essere preoccupato dal tenere i tassi fermi a lungo. “Il rischio di aspettare troppo a lungo” prima di tagliarli secondo lui non c’è. “A questo meeting non c’era tanto sostegno prima di tagliare i tassi” anche perché “molti vogliono un quadro chiaro di quanto sta succedendo. ‘Questi rischi continueranno a pesare sull’outlook?’ È quello che ci chiediamo. Agiremo, anche con prontezza, se necessario”.

Fed vede crescita del Pil del 2,1% nel 2019

Come mostrano le tabelle allegate al documento finale del Fomc, la Fed prevede che i tassi si attesteranno a un valore mediano del 2,4% a fine 2019, come anticipato a marzo, per poi scendere al 2,1% a fine 2020 (2,6% la stima di giugno) e risalire 2,4% alla fine del 2021 (2,6% la stima precedente).

Sul fronte macro, sono state confermato le stime sulla crescita dell’economia Usa per l’anno in corso. In particolare, la Banca Centrale americana si aspetta per il 2019 una crescita del prodotto interno lordo al 2,1%. Quest’anno il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 3,6% mentre a marzo aveva parlato del 3,7%. L’inflazione si dovrebbe attestare all’1,5% (1,8% la stima di marzo) mentre il dato ‘core’ è stimato all’1,8% dal 2%.

Per il 2020, la Fed ha ritoccato al rialzo le stime di crescita del Pil Usa prevedendo ora +2% dal +1,9% di marzo. Per l’anno prossimo la disoccupazione e’ stimata a un tasso del 3,7% (3,8% la stima precedente) e inflazione all’1,9% (dal 2%) con un dato “core” anch’esso all’1,9% (dal 2%).

Durante la conferenza stampa successiva alla riunione della Fed, Jerome Powell, ha risposto alla richiesta di un commento sulla possibilità che il presidente Usa, Donald Trump, possa togliergli la carica di governatore o addirittura licenziarlo:

“La legge è chiara. Ho un mandato di quattro anni e intendo completarlo” ha spiegato Powell, che dunque, appare certo di avere la legge dalla sua parte.

Commentando le ultime dichiarazioni del governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, che ha ipotizzato il lancio di ulteriori stimoli, Powell ha tagliato corto:

“Tutte le banche centrali hanno un mandato che si concentra a livello domestico e questo vale anche per la Bce. Siamo concentrati sui rischi al nostro outlook”.

L’impatto per i risparmiatori americani

Per i consumatori e piccoli risparmiatori americani, la decisione della banca centrale americana di mantenere fermi i tassi e di adottare una politica espansiva nel prossimo futuro è ovviamente vista con sollievo, in quanto evita un aumento del costo dei prestiti, che può influire sul mutuo,  sulla carta di credito o sui prestiti studentesco. Tutto questo avviene mentre i depositi di contanti in un conto di risparmio garantiscono tassi superiori alla media degli ultimi anni.

Andrew Wilson, CEO EMEA e responsabile globale Fixed Income di Goldman Sachs Asset Management, dice che l’inclinazione accomodante della banca centrale era prevedibile. Da ritenere accomodanti sono la rimozione della parola “paziente” e un linguaggio che indica la disponibilità ad allentare la politica monetaria come richiesto. Anche il “dot plot” delle proiezioni mediane è stato corretto per indicare che i tagli dei tassi saranno probabilmente quest’anno.

“Riteniamo che la Fed sia orientata verso un allentamento dalla compresenza di diversi fattori”, dice Wilson, tra cui le aspettative di inflazione più basse – riconosciute oggi dai policymaker – e i dati contenuti sull’inflazione stessa, che hanno portato la banca centrale a rivedere al ribasso le previsioni per un aumento dei prezzi quest’anno”.

Una moderata prospettiva di crescita interna, unita al rallentamento della domanda esterna e a dinamiche strutturali, come l’incertezza sul tasso neutrale, potrebbero anche portare all’adozione di politiche più accomodanti, sovrapponendo l’economia alla politica, con l’incertezza legata alle politiche commerciali che implica ulteriori sfide al ribasso per le prospettive di crescita.

“Mentre prevediamo riduzioni dei tassi in via cautelativa quest’anno, riteniamo che la tempistica e la portata di qualsiasi allentamento della politica siano incerte e in qualche modo dipendenti dalle relazioni commerciali USA-Cina: in ambito commerciale se i toni aggressivi o le azioni degli Stati Uniti dovessero surriscaldarsi, potremmo assistere a un allentamento della politica della Fed già da questa estate, ma se le tensioni commerciali dovessero raffreddarsi, pensiamo che la Fed attenderà di avere un quadro chiaro sui dati e abbasserà i tassi dall’autunno in poi”.

Il Liveblog è terminato

Daniele Chicca 20 Giugno 201916:07

Il fatto che la Federal Reserve abbia soddisfatto le aspettative ha alimentato l’entusiasmo della Borsa Usa, con l’indice S&P 500 che apre la seduta sui massimi di sempre. Anche Donald Trump si è preso la briga di sottolineare il record con un tweet.

Jerome Powell ha provato a tenere un atteggiamento da falco per tre mesi, ma alla fine la sensazione degli operatori di Borsa (e degli analisi di State Street e Schroders, solo per citarne alcuni) è che cederà alle pressioni del presidente statunitense e a luglio imporrà un tagli dei tassi guida.
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