Evasione fiscale: da giudici Ue sì a doppio processo, penale e civile

18 Novembre 2016, di Daniele Chicca

I cittadini europei possono essere processati per vie penali e civili in caso di sospetta evasione fiscale. Lo stabilisce una sentenza choc della Corte europea dei diritti dell’uomo su un caso in Norvegia, secondo cui il doppio binario processuale non viola i diritti umani. Secondo i giudici l’imposizione di una duplice sanzione (amministrativa e penale) non costituisce bis in idem.

Viene così cancellato di fatto il “ne bis in idem. Gli Stati membri dell’Unione Europea possono processare un sospetto evasore sia in sede amministrativa sia in sede penale. Per i criminali ritenuti “socialmente pericolosi”, come chi si macchia di reati tributari e altri di natura economica, lo Stato può imporre due sanzioni, pecunaria e detentiva, perché le due sono complementari. Se una ha lo scopo di agire da deterrente, l’altra è invece una misura punitiva.

Con il parere favorevole di 16 giudici su 17, con il verdetto sul caso norvegese, commenta Il Giornale, “viene ribaltata una giurisprudenza più severa verso gli Stati, che aveva trovato espressione da ultimo nella sentenza a favore di Grande Stevens e altri, di appena due anni fa”. Anche la Corte Costituzionale italiana, nel processo Eternit bis, aveva recepito le indicazioni dei colleghi di Strasburgo e accolto la richiesta della difesa dell’imputato, l’imprenditore Stephan Ernst Schmidheiny, segnalando una violazione del principio di ne bis in idem.

Per i reati fiscali come l’elusione e l’evasione, nonché per quelli economici più gravi, si prospetta invece uno status a parte, speciale, creando una situazione di incertezza in materia giuridica. La storica sentenza chiarisce al paragrafo 123 che il principio del ne bis in idem sancito dall’art. 4, Prot. 7 non impedisce, di per sé, agli Stati Contraenti di configurare un “doppio binario sanzionatorio” (amministrativo e penale) con riferimento agli illeciti fiscali:

 […] l’oggetto dell’Articolo 4 del Protocollo numero 7 è per prevenire che sia fatta ingiustizia a una persona, processata due volte per lo stesso reato. Non è, tuttavia, contro i sistemi legali che assumono un atteggiamento “integrato” del reato sociale in questione, in particolare per le fasi parallele di risposta legale al reato da parte di autorità diverse e per finalità diverse”, come appunto quella punitiva penale e quella sanzionatoria civile.