Umana dignità: solo all’estero?

5 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Dopo i casi Englaro[1], Welby e quello più recente di Dj Fabo[2], costretto ad andare in Svizzera per mettere fine alle proprie sofferenze, alla propria vita, urge qualche riflessione.

Nel mentre si chiede la giusta archiviazione per l’indagine scattata in capo all’esponente radicale Marco CAPPATO – accusato di favoreggiamento al suicidio assistito presso la clinica svizzera dell’ultimo episodio di cronaca, faremmo bene a chiederci: È giusto che sia sempre e comunque la magistratura a decidere la nostra sorte del fine vita?

Non è certamente giusto, ma è un a necessità in assenza di una legge di uno Stato laico che ancora oggi, al ventunesimo secolo, non  abbiamo.

Perché si è giunti alla richiesta di archiviazione?

Perché la stessa Autorità giudiziaria, l’accusa in questo caso, si è resa conto che la condotta apparentemente antigiuridica del CAPPATO non è perseguibile perché in fin dei conti, ha aiutato una persona in stato di gravissime sofferenze, non altrimenti alleviabili e soprattutto irreversibili ad esercitare un “diritto alla dignità umana”.

Insomma l’esercizio di una “pratica di suicidio assistito” non costituisce una violazione del diritto alla vita in presenza di una grave patologia terminale e gravida di sofferenze.

Non commette reato quindi laddove chiunque di noi, aiuti una persona che trovasi in una situazione estrema, di tal fatta, a recarsi in Svizzera o in qualunque altro posto ad esercitare il “diritto alla dignità della vita”.

Questo concetto sembra precedere il presunto “aiuto al suicidio” di cui al vigente articolo 580 del Codice penale ove, agevolandone in “qualsiasi modo l’esecuzione” prevede un carcere da cinque a dodici anni.

Forse c’è da distinguere: se l’aiuto lo fornisco accompagnando lo sventurato in territorio estero, non è aiuto e viene chiesta l’archiviazione dalla stessa accusa.

Se al contrario, la stessa operazione la pongo in essere in territorio nazionale, fornendo lo stesso aiutino, rischio di andarmi a godere la vita “a stelle e strisce” nella patrie galere.

A questo punto mi chiedo: ma l’umana dignità, a parità di condizioni, non è la stessa o tutto diventa relativo al luogo in cui viene esercitata?

A questo punto, prima del diritto alla dignità della vita mi sembra opportuno ed urgente rispondere al “diritto a capire, a comprendere il significato di una giustizia” onnipresente e che grazie ad una politica latitante, è chiamata ad occuparsi di tutto, della vita e della morte.

Poveri noi, alla continua ricerca di uno Stato laico od anche uno Stato che ci consente di leggere e capire, o magari ci spiega il significato di talune sentenze, naturalmente a prescindere!

 

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[1] http://www.giovannifalcone.it/343/vicenda__emanuela_englaro___l_eutanasia_della_ragione.html

 

[2] http://www.giovannifalcone.it/9409/la_politica_in_vetrina__dj_fabo_e_morto__insieme_alla_laicita_dello_stato_.html