Eurozona: terziario recessivo, Pil crescerà solo +0,2% a fine anno

4 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Settore manifatturiero e terziario stanno prendendo due strade separata. La doccia fredda sull’Eurozona è arrivata dalle indagini sull’attività delle imprese del terziario. Per l’Italia i risultati sono particolarmente allarmanti.

La già debole tendenza generale alla ripresa economica ha perso slancio a novembre e intanto le aziende di casa nostra hanno subito una netta ricaduta. Rallenta anche la crescita in uno dei Paesi che meglio si sono ripresi dalla fase di recessione, il Regno Unito, ma al contrario del Sud d’Europa, è ancora su livelli buoni.

Il peggioramento dell’industria dei servizi riduce al lumicino gli spiragli di miglioramento che invece si erano appena visti nelle indagini sul manifatturiero. Secondo la società di ricerche Markit Economics a novembre l’indice dei responsabili degli approvvigionamenti (Purchasing managers index, o Pmi) si è attestato a 51,2 punti per il terziario dell’area euro, e se è più alto dei 50,9 punti indicati nella stima preliminare segna comunque un rallentamento dai 51,6 punti di ottobre. I 50 punti rappresentano la soglia di demarcazione tra crescita e contrazione dell’attività.

E per le imprese dei servizi dell’Italia l’indice Pmi è caduto a 47,2 punti, dai 50,5 di ottobre, finendo quindi di nuovo a valori recessivi e invertendo l’andamento la dinamica di miglioramenti vista nei due mesi precedenti. Sono anche aumentati i tagli occupazionali, laddove solo lunedì scorso sempre Markit, nell’indagine relativa alle aziende del manifatturiero, segnalava miglioramenti e la prima ripresa occupazionale dopo due anni e mezzo di tagli.

La caduta del terziario è stata talmente marcata in Italia da riportare a valori negativi tutto l’indice Pmi composito, quello che fa la media tra servizi e manifatturiero: a 48,8 punti a novembre è tornato ai minimi da 5 mesi.

Recessiva anche la dinamica delle imprese in Francia, con un indice Pmi composito a 48 punti a ottobre. All’opposto in Germania questo indicatore, a 55,4 punti si attesta ai massimi da 29 mesi questa parte. Ma la ripresa della locomotiva tedesca non basta a trainare il resto dell’area euro, che pur vedendo l’indice Pmi composito ancora a valori espansivi ha subito una ulteriore decelerazione a novembre, a 51,7 punti dai 51,9 punti di ottobre. Comunque meglio dai 51,5 punti indicati nella stima preliminare.

Secondo Chris Williamson, capo economista di Markit l’indagine suggerisce che il Pil dell’area crescerà solo dello 0,2 per cento nel quarto trimestre, e sempre che a dicembre si registri un Pmi allo stesso livello di quello corrente. Questo dopo che nel terzo trimestre la crescita di Eurolandia ha subito un rallentamento al più 0,1 per cento dai tre mesi precedenti, dato confermato proprio oggi da Eurostat.

Il tutto mentre sempre oggi altre indicazioni deludenti sono giunte dai consumi, che ad ottobre hanno subito una nuova ed inattesa contrazione. Secondo Eurostat le vendite realizzate dal commercio al dettaglio hanno subito un calo dello 0,2 per cento rispetto al mese precedente, dopo il meno 0,6 per cento segnato a settembre.

Alla vigilia del Consiglio direttivo della Bce, questi dati confermano i timori sulla debolezza dell’economia che il mese scorso ha spinto l’istituzione ad un inatteso taglio dei tassi di interesse, ora al minimo storico dello 0,25 per cento. Quanto all’Italia “l’ennesimo calo del terziario solleva forti dubbi sull’uscita dalla crisi nell’ultimo trimestre”, avverte Phil Smith, un altro economista di Markit. “Gli intervistati hanno evidenziato come l’incertezza sia il fattore chiave della debole domanda”. E questo sembra esser stato “aggravato dal peggiorare della situazione del livello occupazionale”.