Eurozona: inflazione al galoppo, salirà più delle stime. Pil in frenata

27 Luglio 2018, di Mariangela Tessa

La decisione della Bce di rimuovere il QE trova conferma nell’inflazione della zona euro, che nel biennio in corso potrebbe accelerare più di quanto messo in conto.  È quanto emerge dall‘ultimo sondaggio tra 56 previsori monitorati dalla Bce, una componente importante nelle decisioni dell’istituto di Francoforte.

Secondo le ultime stime, l’inflazione raggiungerà l’1,7% quest’anno, una percentuale più alta rispetto a quella attesa in precedenza, l’1,5%. Anche per l’anno a venire il tasso è previsto all’1,7%, più alto rispetto all’1,6% atteso tre mesi fa.

Il rapporto viene all’indomani della riunione del consiglio direttivo che ha deciso di mantenere invariati i tassi e di confermare la forward guidance sia sulla fine del Qe che sull’orizzonte del possibile primo aumento del costo del denaro, che non avverrà quantomeno fino all‘estate del 2019.

La Bce, che ha fissato l’obiettivo per l’inflazione appena sotto il 2%, ha deciso di continuare ad acquistare titoli di stato fino a fine anno e di aumentare i tassi d’interesse non prima dell’estate 2019. La banca è fiduciosa che una crescita durata cinque anni spingerà la crescita dei prezzi, ma è anche preoccupata che una guerra commerciale globale potrebbe limitare l’espansione.

I numeri coincidono anche con le previsioni interne della Bce, che vedono l’inflazione all’1,7% fino al 2020, un tasso vicino all’obiettivo di Francoforte, ma senza raggiungerlo.

Entro il 2023, il “lungo termine” delle previsioni, l’inflazione dovrebbe raggiungere l’1,9%, in linea con il target Bce. La maggior parte del rialzo delle stime dipende dai volatili prezzi di generi alimentari e energia, con la stima originaria dell’inflazione sottostante che è rimasta invariata.

Per quanto riguarda la crescita, il sondaggio vede un’espansione più lenta a breve termine di quanto ci si aspettasse tre mesi fa, ma le previsioni a lungo termine rimangono invariate. Per il 2018, la proiezione è stata tagliata al 2,2% dal 2,4%, mentre per l’anno prossimo è stata ridotta all’1,9% dal 2,0%. Sul lungo termine, la crescita è prevista all’1,6%.

Si tratta di dati, quelli relativi al Pil 2018, leggermente inferiori alle stime della Commissione europea. Oggi, Marco Butidirettore generale degli Affari economici Marco Buti, ha confermato per quest’anno che la crescita economica resterà “forte al ritmo del 2,3% nel 2018 rallentando solo leggermente nel 2019.

Un view su cui si allungano le ombre del rafforzamento del protezionismo commercial, dalla volatilità dei mercati finanziari e da aumenti più rapidi di quanto atteso dei tassi di interesse americani in risposta agli stimuli di bilancio prociclici negli Stati Uniti”.