Eurozona, Bce: “ora missione principale è portare ricchezza”

21 Dicembre 2015, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – “La Bce perseguirà una politica monetaria accomodante per tutto il tempo necessario”. Queste le parole di Peter Praet, capo economista della Bce intervistato dal quotidiano belga Libre Belgique.

Un’intervista a tutto campo in merito alle prospettive economiche dell’Eurozona nell’anno che sta per arrivare, il 2016 è quella che il quotidiano ha realizzato con Praet, membro del comitato esecutivo della banca centrale europea, occupante i gradini più alti della finanza europea a Francoforte che individua come fattori di rischio per l’eurozona la crisi dei paesi emergenti e non solo.

“La Bce perseguirà una politica monetaria accomodante per tutto il tempo necessario ma, senza dare una data, questo lasso di tempo è abbastanza lungo (…) Ulteriori rischi sono sorti dal rallentamento nei paesi emergenti, rischi che sono piuttosto significativo per l’area dell’euro. Ci sono anche pressioni al ribasso sui prezzi nel settore manifatturiero a causa della produzione eccedente e il livello molto elevato tasso di disoccupazione. “

Grande delusione da parte del mercato ha prodotto la condotta della Banca centrale europea quando all’inizio di questo mese ha lanciato il suo ultimo programma di stimolo che è stato ritenuto insufficiente al fine di stimolare per ridare slancio all’economia stagnante dell’area euro. La BCE era sul punto di iniettare 60 miliardi al mese nel programma di QE, quantitative easing ma ha optato invece per una proroga di sei mesi e ha annunciato un piccolo taglio nel tasso di deposito. Così sulla base di queste ultime vicende, il belga Praet, esaminando la situazione economica in Europa, sulle grandi sfide dei prossimi anni afferma che il lavoro da fare c’è ed è tanto anche se segnali di ripresa ci sono stati.

“Il settore finanziario è più forte (…) ma vi sono ancora segnali di fragilità, per esempio, il livello di sofferenze in alcuni paesi (…) Le prospettive economiche migliorano in un ambiente in cui i tassi di interesse sono bassi e quando i prezzi del petrolio scendono bruscamente. Dobbiamo anche evidenziare gli effetti positivi delle riforme strutturali in molti paesi, come la Spagna e l’Irlanda. Tutti questi elementi hanno avuto effetti positivi sul mercato del lavoro e la ripresa economica (…) Prima della crisi, il debito pubblico nella zona euro ha rappresentato il 60% del PIL, oggi è quasi il 100%. In conclusione, la situazione economica nella zona euro sta migliorando ma resta difficile. La sfida principale per l’area dell’euro è la sua capacità di portare prosperità e sicurezza. Il lavoro da fare è enorme. A questo si aggiungono i rischi politici di quello che io chiamo il “pessimismo strisciante”. Il supporto per l’euro è ancora importante, ma c’è ancora, a livello politico, un fenomeno di rigetto di una maggiore integrazione europea. Questo è un rischio per i prossimi anni. La crisi ha messo in luce non la debolezza dell’unione monetaria, ma le debolezze di una unione monetaria incompleta”.