Euro più basso sancirà la fine della recessione in Italia

di Redazione Wall Street Italia
11 Dicembre 2014 11:25

ROMA (WSI) – Sono cautamente ottimisti gli analisti del settore assicurazione crediti, secondo cui dopo un 2014 deludente, l’anno che verrà sarà determinato da domanda, politica e liquidità e dalla probabile fine della recessione in Italia.

L’euro debole aiuterà le esportazioni – driver principale della crescita in Italia – e l’incremento della fiducia di imprese e aziende farà tornare positivi gli indici dei consumi. L’allentamento del credit crunch dovrebbe invece contribuire a fare scendere le insolvenze aziendali, dopo otto anni consecutivi in aumento.

Come spiega Ludovic Subran, capo economista del gruppo Euler Hermes, leader del comparto assicurazione crediti, la cautela è d’obbligo in un mondo che continua a soffrire di una crescita fiacca e di limitate prospettive commerciali. Inoltre non cessa il rischio di mancati pagamenti fra le imprese.

Nel report “Una mela marcia fa marcire tutto il cesto” l’analista della società si chiede: “Quale consumatore salverà il mondo”?

“Nonostante una diminuzione del 12% delle insolvenze globali nel 2014 e una previsione di appena il 3% in meno nel 2015, permane un forte rischio nel futuro del commercio B2B.”

La crescita dovrebbe rimanere molto debole nel 2015 dopo tre anni di recessione. Le esportazioni rimarranno il driver della crescita del Paese espandendosi ad un ritmo più sostenuto rispetto al 2014 (+ 2% nel 2015), aiutate da un euro più basso.

Detto questo le opportunità potrebbero essere limitate, a causa della debole competitività internazionale. In aumento l’indice di fiducia delle imprese e delle famiglie che farà ritornare in terreno positivo l’indicatore dei consumi.

La crisi finanziaria sul fronte del credito rimane grave anche se nel 2015 dovrebbe stabilizzarsi grazie anche alle ultime misure varate dalla Bce.

“Gli imprenditori italiani stanno facendo del loro meglio per migliorare lo stato di salute finanziario delle proprie aziende nonostante l’ambiente economico sfavorevole e la recessione in atto”, dice il comunicato.

“Nel 2014, purtroppo, si registrerà un nuovo record per le insolvenze aziendali con oltre 15.600 casi, ottavo anno consecutivo di crescita. Con un Pil in lieve crescita nel 2015 (+0,3%) e un atteso allentamento del credit crunch, le insolvenze dovrebbero iniziare a decelerare (-2%)”.

Come osserva Michele Pignotti, a capo della regione del Mediterraneo, Medio Oriente e Africa, “Un effetto duraturo del rallentamento dell’indicatore sarebbe la prova che il nostro Paese abbia intrapreso la strada della ripresa”.

(DaC)