Euro: chi sono gli italiani che si sono arricchiti con l’austerity

7 Marzo 2019, di Alessandra Caparello

Non tutti gli italiani hanno sofferto per l’euro e l’austerità. Secondo quanto riportato da Paolo Becchi e Giovanni Zibordi su Libero Quotidiano la classe dirigente, sia imprenditoriale sia nei media, nella politica, nella magistratura, è fatta di gente che ha tanti soldi da parte.

“Il sistema dell’euro e dell’austerità preserva ed accresce i loro conti. Per loro la crisi è un fatto relativo, che non li tocca personalmente”.

Se negli ultimi dieci anni il Pil dell’Italia è aumentato di 100 miliardi, una cifra irrisoria, la ricchezza finanziaria invece (soldi, conti, titoli, polizze) è aumentata di 1,100 miliardi, dieci volte tanto. Secondo i due giornalisti difatti, gli italiani hanno una ricchezza netta (al netto dei debiti) pro capite tra le più alte al mondo, maggiore dei tedeschi e degli inglesi e leggermente superiore anche a quella dei francesi.

La ricchezza in banca è aumentata

La ricchezza in euro in banca invece, dopo esser scesa inizialmente sui 3,200 intorno al 2009 è tornata ad aumentare di 1,100 miliardi, e ora è di 4,300 miliardi. Questo perché i valori dei titoli sono aumentati sui mercati grazie alle politiche della Bce e perché gli italiani hanno risparmiato molto di più (…)

Il dato della ricchezza finanziaria mostra in definitiva una cosa, sottolineano i giornalisti. “Non è vero che tutto è andato male in questi anni, una parte della popolazione, quella più benestante e anziana non ha sofferto troppo”.

“Se parliamo della ricchezza immobiliare invece sì, in Italia i valori degli immobili sono scesi e non si sono più ripresi (…) la politica di austerità, a cui ci ha costretto l’Ue ha avuto l’effetto di far aumentare la rendita, la ricchezza finanziaria, a scapito della produzione e del lavoro.

La ricchezza, i “soldi in banca“, sono però sterili, non producono niente se non altri soldi tramite interessi e capital gain, che però alla fine sono una tassa indiretta su chi lavora e paga le tasse su quello che produce.