Esodati della scuola: cos’è la quota 96

20 Maggio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Oggi la scuola è scesa in piazza per il rinnovo del contratto ma anche per protestare contro l’immobilità del governo nei confronti del problema esodati e la quota 96. Per spingere il ministro del Lavoro a pronunciarsi sulla questione dei precari che rischiano di diventare esodati, ovvero senza un lavoro e senza assistenza sociale, Mario Pittoni – responsabile federale Istruzione della Lega Nord – chiede di fare qualcosa. “La scuola domani scende in piazza principalmente per il rinnovo del contratto, afferma Pittoni, ma per decine di migliaia di docenti precari il problema è più serio, riguardando la loro stessa ‘sopravvivenza’ come insegnanti”.

Il ragionamento dell’esponente dell’Opposizione è semplice: “Due terzi degli attuali precari di seconda fascia d’istituto non verranno stabilizzati col concorso e rischiano di restare vittima del comma 131 della legge 107/2015 (i cui termini attuativi, peraltro, sono ancora da chiarire), il quale stabilisce che ‘a decorrere dal 1° settembre 2016, i contratti di lavoro a tempo determinato… non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi’, negando oltre un certo limite la possibilità di insegnare anche a tempo determinato, pur avendo maturato chissà quanti anni di esperienza che a questo punto rischia di andare dispersa”.

I cosiddetti quota 96 sono gli insegnanti che, arrivati sulla sogglia del pensionamento nel 2012, sono stati bloccati dalla legge Fornero. I lavoratori sono stati esclusi anche dall’ultimo decreto del governo sulla scuola, che si pensava potesse garantirne la salvaguardia. L’emendamento alla Legge di Stabilità per loro è stato bocciato.

Il numero 96 viene dalle nuove direttive del governo Monti, pensate per eliminare le pensioni d’anzianità. Gli insegnanti sessantenni prossimi all’addio delle aule scolastiche hanno potuto salutare i loro alunni solo se la somma della loro età anagrafica e contributiva non risultava inferiore a 96 (60 anni di età più 36 di contributi, per esempio), oppure se avevano 40 anni di contributi. Gli altri sono finiti in un limbo, dove rimangono tuttora. Nel 2013 le cose per quelle quattromila persone sono peggiorate ancora, perché la cifra “magica” è salita a 97,3.

In realtà non si tratta dunque di esodati veri e propri, ma di aspiranti pensionati che non hanno ancora potuto raggiungere il traguardo, che invece fino a quattro anni fa sembrava ormai a un passo. Loro malgrado hanno dovuto continuare a insegnare, impedendo peraltro a giovani precari meritevoli di prendere il loro posto.