Eni, Descalzi: pronti a investire miliardi in Basilicata ma con consenso

13 Aprile 2017, di Laura Naka Antonelli

In questo momento La Val d’Agri, in Basilicata, non è contenta di Eni. “C’è stato un distacco, ci sono stati problemi ambientali e problemi di delusione perché lì investiamo tanto, ma creiamo poco lavoro. Il settore è capital intensive quindi servono tanti soldi, si investe molto ma quando c’è la produzione si arriva ad un occupazione tra diretti e indiretti di 3.700 persone”.

Così ha detto Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, in occasione dell’assemblea degli azionisti. Eni sta valutando comunque il progetto sul lancio di un polo biopetrolchimico da realizzare in Val d’Agri “per compensare il fatto che la nostra attività non riesce a far esplodere l’occupazione“.

“Siamo sicuramente disposti a investire in Val d’Agri“, ha detto Descalzi, definendo l’area un “posto che dobbiamo curare e sviluppare”. Eni è pronta a investire più di tre miliardi di euro nel sito, ma è necessario che abbia il consenso della popolazione. In Val D’Agri “si possono investire miliardi; raddoppiare-triplicare la forza lavoro, ma il tutto deve avvenire in un certo clima, con il consenso non solo delle istituzioni ma anche della popolazione. Gli investimenti possono essere fatti solo se c’è un accordo reale, un dialogo reale con la popolazione

D’altronde, “siamo lì da tanto tempo, è casa nostra. Abbiamo un accordo per produrre 104.000 barili, siamo a 80.000 barili, completando l’accordo ci saranno 300-400 persone che possono essere assunte, più l’indotto. E questo può essere fatto a zero impatto ambientale, utilizzando piattaforme esistenti senza consumare altro terreno”.

Le dichiarazioni sono state rilasciate in occasione dell’assemblea degli azionisti di Eni, che si è svolta oggi, giovedì 13 aprile 2017, è stata chiamata a esprimersi sul bilancio e sulla distribuzione degli utili di esercizio, a nominare il consiglio di amministrazione, il collegio sindacale, i rispettivi presidenti e su altri punti in materia di remunerazione. Gli azionisti hanno approvato tutti i temi all’ordine del giorno.

Presente il 63,4% del capitale. Gli unici azionisti sopra la soglia rilevante sono la Cassa depositi e Prestiti con il 25,76% e il Mef con il 4,34% del capitale.

“Eni non paga tangenti, in 25 anni nessuna condanna per frode”

Affrontate diverse questioni, tra cui anche quella relativa allo scandalo tangenti: accuse rintuzzate, con i vertici che hanno ribadito che “Eni non paga tangenti”.

Il presidente Emma Marcegaglia, in particolare, ha fatto riferimento all’ “incredibile attenzione mediatica, che ha messo in cattiva luce la società”, e che si è scatenata con i “due procedimenti giudiziari, il primo denominato ‘Misura gas’ ed il secondo ‘Kazakistan’: procedimenti che – ha tenuto a precisare Marcegaglia- si sono chiusi con l’assoluzione il primo e con l’archiviazione, peraltro di recente, il secondo”.

Ancora, Marcegaglia ha sottolineato che “Eni Spa negli ultimi 25 anni non ha subito nessuna condanna neppure in primo grado per reati societari, frode o corruzione. Questo è bene ricordarlo”. Mentre sui procedimenti pendenti, in riferimento all’Algeria ed alla Nigeria OPL 245, l’azienda mostra tranquillità e “massima fiducia nel management”.

I progressi di Eni sono stati illustrati puntualmente da Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni:

“Nonostante il petrolio sia crollato del 65% e il gas del 45%, siamo riusciti a fare ottime plusvalenze nelle vendite”, sul modello della dual exploration, e siamo stati gli unici che hanno abbassato il debito. Siamo partiti con un leverage del 25% a fine 2013 e abbiamo finito con meno del 20% in tre anni, aumentando la cassa operativa e riducendo gli investimenti del 37%. Se questi non sono risultati eccezionali”. Così Descalzi, nel corso di un’intervista rilasciata a margine dell’assemblea degli azionisti, e in risposta all’osservazione sulla perdita di bilancio, che è stata superiore a 1 miliardo nel 2016.