Elezioni Usa: in Florida Rubio lancia rimonta su Cruz e Trump

11 Marzo 2016, di Alberto Battaglia

Martedì sarà il giorno fondamentale per le speranze di Marco Rubio, il contendente per le primarie del partito Repubblicano che, a detta di molti, potrebbe diventare il più presentabile fra i rivali per il testa a testa con Hillary Clinton. Sarà infatti il giorno del voto in Florida, uno stato che vale 99 delegati, che, in questo caso, saranno conquistati interamente dal vincitore e non ripartiti con criteri proporzionali. Per tale ragione la partita di Rubio, attualmente terzo incomodo in una classifica che vede in testa Donald Trump, con 458 delegati, seguito da Ted Cruz, 359, è particolarmente importante in Florida. Nonostante lo svantaggio di Rubio, fermo a 151 delegati, ogni scenario è ancora aperto, visto che l’obiettivo della nomination per la Casa Bianca viene raggiunto solo a quota 1237.
Durante l’ultimo confronto pubblico, tenutosi ieri a Miami, i toni fra i tre principali contendenti, anziché essere concentrati sulle reciproche rivalità, si sono normalizzati per restaurare la credibilità del partito Repubblicano in vista della competizione coi Democratici. A cominciare dal candidato solitamente più bellicoso verso i colleghi repubblicani, Donald Trump:

Penso, francamente, che l’establishment Repubblicano, o comunque lo si voglia chiamare, dovrebbe accogliere quanto sta accadendo. Abbiamo milioni di persone estranee al partito che si uniscono a noi. Batteremo i Democratici. Batteremo Hillary, o che per lei. E li batteremo sonoramente.

Nel segno dell’unione del partito si muoverà presto anche l’ex candidato alla nomination Repubblicana, Ben Carson, che avallerà la corsa di Trump, nonostante i suoi precedenti attacchi personali.
Ted Cruz a pochi giorni dal voto in Florida ha ammorbidito le invettive contro il rivale numero uno, Donald Trump: “Ha ragione in merito ai problemi. Ma le sue soluzioni non funzionano”, ha dichiarato, “abbiamo bisogno di un presidente che capisca gli interessi di sicurezza nazionale di questo Paese e la risposta non è urlare: tutti i musulmani sono cattivi”.
In generale gli attacchi alla credibilità di Trump da parte degli altri contendenti sono stati molto più contenuti del solito. Dopo una prima parte moderata, però, Rubio, ha tirato fuori le unghie: “dice quello quello che la gente vuole sentirsi dire”, ha dichiarato sul magnate, “il problema è che i presidenti non possono proprio dire tutto quello che vogliono. Ciò ha conseguenze, qui e in tutto il mondo”.

Lo scambio di battute ha poi virato nuovamente sulla questione islamica. “Puoi essere politicamente corretto se vuoi”, risponde Trump, “io non voglio. Io voglio risolvere i problemi. Abbiamo un serio, serio problema di odio [da parte dei musulmani]”. La risposta di Rubio ha strappato forti applausi: “Non m’interessa essere politicamente corretto, ciò che m’interessa è essere corretto. Dobbiamo lavorare con persone di fede musulmana anche se l’Islam stesso fronteggia una crisi di radicalizzazione al suo interno”.

La battaglia per Rubio si preannuncia dura anche nella “sua” Florida: secondo i sondaggi Trump è in testa con il 40-45% dei consensi contro 20-24% di Rubio.