Effetto Trump: balzo inflazione favorirà questo asset

16 Novembre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Dallo scoppio della crisi finanziaria del 2008, le banche centrali hanno, a livello globale, tagliato i tassi di interesse quasi 700 volte al punto da essere ai livelli più bassi in 5000 anni. L’obiettivo – scrive  Peter Krauth su Money Morning – e’ stato quello di dare una spinta al rialzo al tasso di inflazione. Tale strategia ha finora spinto in alto del 200%, dai minimi del 2009,  il valore dello S&P 500. Questo nonostante la crescita economica degli Stati Uniti sia ai livelli più bassi da 70 anni. Dopo otto anni – secondo Krauth – l’obiettivo,  almeno guardando quello che sta succedendo negli Stati Uniti, pare essere stato in parte raggiunto.

Anche se finora gli effetti sui prezzi sono stati lievi. Un accelerazione del trend invece è messo in conto nel prossimo futuro per via delle politiche economiche promesse dal neo-eletto presidente americano Donald Trump. Quest’ultimo, ha già detto, di voler perseguire un indebolimento del dollaro per aumentare la competitività dell’economia a stelle e strisce.

Che la tendenza nel prossimo futuro sarà quello di un aumento dell’inflazione si deduce – ricorda l’esperto – guardando l’aumento dei tassi a lungo termine. Ma non solo. Il Dipartimento del Lavoro Usa ha riferito, pochi giorni fa, che il CPI, l’indice dei prezzi al consumo, è salito dello 0,3% nel mese di settembre, dopo il + 0,2% nel mese di agosto. Se consideriamo i 12 mesi terminanti a settembre, i prezzi sono aumentati dell’1,5%, ovvero il tassi più alto in quasi due anni.

Quali gli effetti sugli investimenti? In parte i primi effetti si sono già visti in queste ultime sedute: un inflazione attesa più alta ha provocato una fuga dai bond. C’è invece un settore che ne riceverà una spinta positiva. Si tratta – scrive l’esperto americano – del settore delle materie prime. Dopo i picchi raggiunti nel 2011, l’indice Bloomberg delle Comodity (BCOM), che misura l’andamento di 22 materie prime, ha subito un crollo verticale fino alla fine dello scorso gennaio. Da allora, tuttavia, in concomitanza con il riaffiorare dei primi segni di inflazione, ha rialzato la testa. Da inizio anno (vedi grafico), il BCOM e’ salito del 16,5%. E questo – conclude Krauth –  e’ solo l’inizio.