Effetto spread colpisce in positivo stavolta: Ftse Mib tra i migliori indici Ue

8 Gennaio 2019, di Alessandra Caparello

Dalla fine di novembre scorso ad oggi l’indice Cac40 di Parigi è sceso del 6,2% così anche il Dax di Francoforte ha perso il 3%. Al contrario sorride l’indice Ftse Mib salito del 2%.

Secondo quando scrive l’Agi a sostenere il listino italiano sono soprattutto le banche, che hanno beneficiato della discesa dello spread: Intesa San Paolo è salita del 7,4% Banco PopMilano del 18% Ubi del 2,7% Mediobanca del 5%. Unica eccezione Unicredit che è scesa del 2%. E tutto si riconduce al famigerato spread.

Le quotazioni delle banche italiane sono tutte salite, a differenza delle banche europee: infatti nello stesso periodo la francese Sociètè Gènèrale è scesa del 14% e Deutsche Bank ha perso il 10%. Perché abbiamo preso a riferimento la data del 20 novembre? Perché quel giorno siera registrata una fiammata dello spread, salito al massimo degli ultimi cinque anni al 3,70%, in concomitanza con la bocciatura della manovra economica del governo italiano da parte della Commissione Ue.

Oggi lo spread si è ridotto al 2,70% grazie all’accordo fra il governo e la Ue sulla manovra di bilancio 2019. Ma perché le quotazioni di Borsa delle banche sono così sensibili alle variazioni dello spread?

La spiegazione sta nella grande quantità di titoli di Stato posseduti dalle banche italiane, che hanno scelto di investire in questo modo una grande parte delle loro riserve. Per le sole banche quotate la cifra complessiva si aggira sui 135 miliardi di euro. Guardando alla presenza di titoli di Stato nei portafogli delle banche, a fine settembre 2018 la situazione era questa: Unicredit 57,8 miliardi Intesa San Paolo 28,1 miliardi Banco PopMilano 18,2 miliardi Ubi 9,3 miliardi Mediobanca 2,7 miliardi Le quotazioni dei titoli di Stato si muovono in maniera opposta all’andamento dei tassi.