Effetto Big Ben

23 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

LEGNANO (WSI) – L’evento macroeconomico più importante della settimana non ha dunque deluso le aspettative degli operatori e ha offerto importantissimi movimenti dei prezzi sul mercato valutario in primis. L’audizione di Ben Bernanke davanti al Congresso Americano ha catalizzato infatti tutte le aspettative dei mercati finanziari circa le future manovre di politica monetaria della Fed, la Banca Centrale più importante del mondo.

I discorsi dei giorni precedenti dei presidenti dei vari distretti della Fed, in particolare Dudley e Bullard, avevano in qualche modo fornito il preludio al tono tutt’altro che dovish del banchiere centrale e, nel contempo, dato la possibilità di capire cosa sarebbe potuto accadere sulle parole di Bernanke: in prima istanza, le richieste dei sussidi di disoccupazione dello scorso giovedì così come il dato sulle Nuove Costruzioni Edili (ricordiamo il peso del settore immobiliare in riferimento alla ripresa economica) erano stati pubblicati inferiori alle aspettative provocando leggere vendite di dollaro americano.

In secondo luogo, proprio Dudley e Bullard, avevano portato sul mercato una lieve debolezza del biglietto verde che però è subito andata smorzandosi, il tutto a dimostrazione che anche a fronte di “bad News” sia dal punto di vista dei dati macro che dalle dichiarazioni provenienti dalla Banca Centrale il dollaro fosse comunque in grado di proseguire il suo rally – rally di cui abbiamo spiegato le motivazioni e sul quale andiamo ormai insistendo da tempo nelle nostre analisi.

Ebbene Bernanke ha riaffermato l’efficacia della politica monetaria finora intrapresa, mettendo in guardia da una possibilie prematura stretta della stessa che potrebbe frenare sensibilmente la già lenta ripresa economica e deprimere maggiormente la già bassa inflazione. In altre parole, sin dalle prime battute, Bernanke ha lasciato intendere che il Quantitative Easing 3 non vedrà alcuna riduzione o rivisitazione e che perciò gli acquisti per 85 miliardi di dollari al mese, divisi tra 40 miliardi in MBS (Mortgage Backed Securities, titoli cioè legati ai mutui ipotecari) e 45 in Treasuries (titoli governativi), proseguiranno.

La reazione dei prezzi è stata perciò nell’immediato nella direzione di vendite massicce di dollari che si sono ripercosse, tanto per citare l’esempio più macroscopico, in un repentino rialzo del cambio Eurodollaro che ha rotto le resistenze in area 1,2950 per poi schizzare verso il successivo livello di 1,2990.

Una exit strategy dal QE3, ha poi spiegato il banchiere, non sarà un processo meccanico e potrebbe comunque avvenire senza la vendita di MBS che potrebbero essere portati a scadenza, svincolando di fatto la riduzione dall’allentamento dalla vendita dei titoli in pancia all’istituto centrale e legandola alla possibilità che gli stessi maturino naturalmente.

Il faro della politica monetaria rimane quello del mercato del lavoro da cui si aspettano ulteriori miglioramenti, con un focus particolare sull’inflazione che continua a presentarsi su livelli preoccupanti e che quindi frena la possibilità di drenare la liquidità in circolazione finora incapace di generare un aumento dei prezzi. Per tornare ad un’ottica di movimenti dei prezzi, il mercato è stato dunque tradito nelle aspettative che Bernanke parlasse di riduzione del QE (reazione iniziale di vendite di dollari), ma è stato “rassicurato” circa l’ipotesi che ciò avverrà a fronte naturalmente di determinate condizioni (riacquisti importanti di dollari).

E’ lecito dunque, in relazione a questa impressionante prova di forza del greenback, aspettarsi ulteriori rafforzamenti dello stesso contro tutte le altre major. Tra queste vale la pena, in breve, focalizzarsi sullo yen, anch’esso sorvegliato speciale ieri mattina sulle parole del Governatore della Bank of Japan Kuroda che tuttavia non ha introdotto alcuna novità rispetto a quanto già detto e fatto (peraltro pienamente appoggiato dal “collega” Bernanke).

Ciò che però desta particolare attenzione, e ne avevamo parlato qualche giorno fa, è il rialzo dei tassi sull’obbligazionario nipponico con il decennale quasi raddoppiato nell’ultimo mese laddove invece le misure straordinarie intraprese miravano ad un vero appiattimento della curva dei tassi attraverso l’espansione della base monetaria.

Per questo la BOJ ha di recente annunciato un’operazione di iniezione di 2mila miliardi di yen di prestito a breve termine a tasso fisso alle istituzione finanziarie (che hanno incominciato a vendere i titoli in portafoglio) al fine di rallentare l’enorme volatilità dei rendimenti.

Ciò si è ripercosso in termini di violente vendite di usd/jpy, sceso di oltre una figura rispetto a ieri e che ora potrebbe cercare importanti supporti sotto 102, in area 101,20, e di euro yen verso il 130. Riteniamo che seguire l’andamento dei cambi yen in relazione al mercato obbligazionario possa fornire un’ottima chiave di lettura in ottica previsionale.

EurUsd

Altissima volatilità del cambio in grado di muoversi bene all’interno del canale rialzista di correzione (flag)fino alla resistenza statica di 1,2950 per poi esplodere in maniera violenta verso l’1,2990 e, in maniera altrettanto veemente, rientrare dentro il range per poi violarlo al ribasso sotto 1,2840. Ciò ha portato, sul grafico giornaliero, a una chiara pin candle ribassista di test dell’area di resistenza e della media mobile a 21 periodi che potrebbe perciò completare la bandiera ribassista per target naturali verso l’1,2790 oltre il quale non resta che l’ultimo baluardo 1,2745. Vision rialzista da sposare unicamente al superamento al rialzo di 1,2885.

UsdJpy

Altrettanto volatile la price action del cambio, del quale brevemente abbiamo sopra accennato i motivi. Correlazioni dunque inizialmente rispettate, laddove sono stati superati i massimi relativi fino a giungere a 103,70, per poi spezzarsi a favore di acquisti di yen che hanno portato alla rottura dei supporto a 102,75, 102,15 e 101,80. 101,25 rappresenta ora l’obiettivo, sullo sviluppo della divergenza ribassista con l’oscillatore stocastico sul grafico a 4 ore. Solo la tenuta di quest’ultimo livello può fornire spunti rialzisti in ottica di correzione, ancora assenti nei time frame di breve, per posizioni rialzista da intraprendere al superamento al rialzo quantomeno di 101,80.

EurJpy

Volatilità finalmente giunta sul cross, che sfrutta il disallineamento dei cambi originali eur/usd e usd/jpy tornati a muoversi in maniera concertata. Il ribasso di entrambi ha portato di fatto, dopo una falsa rottura rialzista, alla violazione del supporto che caratterizzava l’ampia e duratura fase congestiva. Lecito ora aspettarsi approdi in area 130,30 che, se dovesse cedere, porterebbe ad ulteriori strappi in area 129. Sopra 131,10 vi è la possibilità di rimuoversi in acquisto con ottica, vista l’alta volatilità, di brevi target e R/R limitati.

GbpUsd

Scenario profondamente ribassista per il cable che, dopo la rottura della flag ribassista (quella di medio periodo ben visibile su un daily) può da un punto di vista tecnico, ulteriormente acuire la discesa fino a 1,4970. Da seguire con grande attenzione la media mobile esponenziale a 21 periodi sul grafico orario, finora perfetta nei ritracciamenti del cambio e perciò da sfruttare per potenziali entrate in scia al trend. Una tenuta dei minimi relativi in area 1,5015 potrebbe preludere a correzioni da implementare però non prima di 1,5075.

AudUsd

Senza fine il ribasso del dollaro australiano che nella giornata di ieri ha violato al ribasso la flag portandosi verso quello che appare il maggiore supporto ora presente a 0,9580. Nessuno spunto rialzista nel breve per il quale vale la pena solo seguire il potenziale sviluppo di una divergenza bullish con lo stocastico sul grafico orario, tradabile a partire dal supermento al rialzo di 0,9670.

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