Economia Usa a rischio recessione, ma nessuno ne parla

2 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – L’ultimo trimestre ha visto un rallentamento dell’attività economica e in particolare manifatturiera, mentre i primi tre mesi dell’anno diverse componenti del Pil hanno deluso. Senza parlare del mercato del lavoro ancora debole, nonostante i numeri positivi di facciata. Molto dipenderà chiaramente dai consumi e dalle mosse della Federal Reserve.

Anche se il tasso di disoccupazione è sceso al 5,5% in febbraio, la percentuale di partecipazione alla forza lavoro è ai minimi storici e sono molti gli americani che hanno rinunciato a cercare un’occupazione o che non hanno il tipo di lavoro (in termini di ore impiegate e salario) che vorrebbero.

La scusa che adducono le autorità per giustificare le ultime cifre poco incoraggianti è sempre la solita: il maltempo. Se da un lato ha indubbiamente influito, non è sufficiente per spiegare risultati così deludenti, in particolare nel settore manifatturiero e delle costruzioni.

Gli ultimi tre dati negativi in ordine di tempo sono arrivati ieri. Il settore privato ha creato meno posti di lavoro del previsto in marzo e i dati dell’ADP promettono male in vista del report occupazionale di venerdì. Per la prima volta in più di un anno la lettura è stata inferiore ai +200.000 posti.

L’ISM, pur ancora in territorio positivo, ha registrato il quinto calo consecutivo del sentiment nell’industria manifatturiera. Le spese per le costruzioni sono calate di poco in febbraio, ma i dati di gennaio sono stati rivisti nettamente in ribasso.

Insomma anche se è forse presto per parlare di economia in recessione, il trend è chiaramente al ribasso negli ultimi mesi. E sembra strano che nessun economista di Wall Street se ne sia accorto.

Possibile che alla luce di questi dati nessun analista sia preoccupato che l’economia amricana è a rischio recessione?

Se si controllano i report mandati via email ai media negli ultimi tempi fino a mercoledì, la parola ‘recessione’ è stata nominata solo in un testo ed era un riferimento storico al passato.

La parola non viene pronunciata nemmeno dalla Fed di Atlanta nel suo ultimo report successivo ai dati sulle spese per le construzioni. Nella fare la stima del Pil basandosi sui numeri macro, la crescita dell’economia è prevista pari allo zero.
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Anche se ci sono speranze che l’economia si riprenda nel secondo trimestre e con il passare dei mesi, visto il rallentamento di inizio 2015 e dell’ultimo trimestre 2014 bisognerebbe almeno avviare una discussione costruttiva sulla possibilità che l’economia statunitense torni a decelerare.

Nelle ultime cinque recessioni, la fiducia dei consumatori – i consumi contano per circa due terzi del Pil americano – hanno iniziato a calare prima che l’economia iniziasse la fase di contrazione.

Ora il clima di fiducia sta salendo, grazie al calo dei prezzi del petrolio e alla crescita di posti di lavoro, che siano essi temporanei o part-time tale miglioramento è innegabile.

Ci sono stati segnali positivi anche nel mercato immobiliare, sempre a seconda di quanto affidamento uno voglia fare nei dati pre primaverili, la stagione in cui di solito cominciano i veri affari.

Ma ci sono altrettante valide ragioni per sostenere che l’economia americana non si riprenderà. Cosa provocherà, ad esempio, un’immediata ripresa degli investimenti aziendali ora pressoché inesistenti? In particolare in un momento in cui le aziende energetiche devono vedersela con una saturazione dell’offerta che rappresenta una calamità per il business?

Un altro dato preoccupante riguarda i nuovi ordini per i beni al consumo. Il trende è veramente preoccupante, con i cali che si susseguono a un ritmo che non si vedeva, guarda caso, dai tempi dell’ultima recessione.

Infine, fa notare l’opinionista e direttore degli uffici di Washington D.C. di Marketwatch, è raro che una ripresa tiepida come quella che abbiamo visto sin qui duri a lungo negli Stati Uniti. Non vuol dire che l’America sia destinata a ripiombare in una fase simile alla Grande Depressione o alla ressione post crisi subprime. Ma sicuramente sarebbe almeno il caso di aprire una discussione sul tema.

Fonte principale: Marketwatch

(DaC)