“Ecco perché il QE non basta per far ripartire l’Eurozona”

22 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Senza il sostegno delle politiche fiscali e monetarie, l’effetto di stimolo del Quantitative Easing portato avanti dalla Bce nell’Eurozona rischia di rivelarsi insufficiente. E’ quanto sottolineano in una nota gli analisti Bridgewater Associates, che osservano come la crescita europea stia rallentando. Tutto questo mentre le munizioni dell’istituto centrale di politica monetaria sono praticamente esaurite.

Gli esperti sottolineano a questo proposito che il successo della manovra economica di stimolo è collegata con l’ambiente di mercato in cui è inserito. Quando i tassi di interesse sono bassi, come è il caso della zona euro e del Giappone, lo stimolo ha bisogno di ulteriore assistenza per essere efficace. Gli investitori – spiegano nella ricerca – sono meno disposti ad acquistare le obbligazioni governative a meno che non ricevano in cambio un indennizzo maggiore sotto forma di tassi di interesse: il differenziale tra tassi a lungo termine a breve termine è dunque un fattore chiave per il successo di stimolo.

In pratica, secondo Bridgewater, solo quando i tassi di interesse sono relativamente alti lo stimolo ha avuto il suo impatto più significativo. Il problema nasce quando i tassi sono bassi – come in gran parte dell’Europa e del Giappone. In quel caso, lo stimolo è meno efficace.

Detto questo, Bridgewater pensa che da solo il QE non sarà sufficiente per far ripartire Eurolandia. ” I leader politici europei non possono sperare che la Banca centrale europea faccia magie. E’ necessario un impegno congiunto di politica fiscale e politica monetaria per ridare slancio all’economia”. (mt)