Draghi: Eurozona ha ancora bisogno di misure accomodanti

16 Gennaio 2019, di Daniele Chicca

L’indice delle Borse mondiali MSCI, che dà l’andamento delle piazze di 47 paesi, è poco mosso, ma il paniere paneuropeo Euro Stoxx 600 guadagna lo 0,3%. L’indice è spinto dai rialzi di banche e compagnie di assicurazione dopo l’annuncio di nuovi stimoli fiscali in Cina e dopo che Mario Draghi ha fatto sapere che in Eurozona c’è ancora bisogno di misure monetarie accomodanti.

Per scongiurare un brusco rallentamento dell’economia, il governo di Pechino ha annunciato che varerà un piano di tagli fiscali e aiuti alle autorità regionali per favorire progetti infrastrutturali e industriali nel paese. Intanto la banca centrale ha iniettato un ammontare record di denaro nel sistema finanziario cinese. È quasi il valore più alto di sempre (vedi grafico sotto).

L’economia ha davanti a sé un periodo di rallentamento prolungato ma non piomberà in recessione come molti analisti temono dopo i dati deludenti pubblicati in Germania, Italia e Francia, soprattutto per quanto riguarda la produzione industriale.

Insomma, l’attività economica dell’area non è in crisi ma ha ancora bisogno di aiuti da parte della Bce visto che la fase di frenata durerà più a lungo di quanto stimato in precedenza. Parlando al parlamento di Strasburgo, Draghi ha ammesso che i dati macro sono stati deludenti ma ha difeso le azioni della Bce dalle critiche di alcuni europarlamentari.

“È una fase di rallentamento che non si trasformerà in una recessione, ma potrebbe durare più del previsto”, ha detto Draghi, dispensando tuttavia rassicurazioni sullo scudo monetario offerto dalla Bce, la quale “ha gli strumenti per affrontare una eventuale recessione, ma al momento la nostra politica monetaria è già molto accomodante”.

La Bce, secondo cui sono necessari ancora “stimoli monetari significativi”, ha confermato l’intenzione di mantenere i tassi di interesse ai minimi storici dello 0-0,25% almeno fino a quest’estate e reinvestire ancora più a lungo il ricavato ottenuto con il raggiungimento della scadenza dei 2.600 miliardi di euro di titoli del debito comprati sul mercato nell’ambito del programma di Quantitative Easing.