Draghi difende bazooka monetario e stime sull’inflazione

23 Agosto 2017, di Daniele Chicca

Mario Draghi è convinto del successo e corretto funzionamento delle sue politiche straordinarie di allentamento monetario, le quali si basano su ricerche rigorose. Nonostante il riferimento al Quantitative Easing, il presidente della Bce ha evitato accuratamente di dare indicazioni sui tempi di un’eventuale messa in soffitta del piano di acquisto di Bond al ritmo di 60 miliardi di euro al mese. Dal 24 agosto, data in cui prendono il via i lavori del simposio di Jackson Hole, in Usa, al quale Draghi prenderà parte, se ne saprà probabilmente di più.

Il mercato sperava di ottenere indicazioni sui tempi e i modi del cosiddetto tapering, per l’appunto il processo di riduzione e chiusura del bazooka monetario. Intervenendo a Lindau, in Germania, alla riunione dei primi Nobel, il banchiere centrale, in un discorso tutto dedicato all’interdipendenza tra la ricerca economica e le politiche concrete, si è limitato a segnalare, in chiave storica, la portata delle sfide per la politica monetaria.

“Quando il mondo cambia come ha fatto dieci anni fa – ha detto il banchiere centrale riferendosi all’ultima crisi economica internazionale – le politiche, specialmente la politica monetaria, devono essere adattate. Tale adattamento, mai facile, richiede valutazioni oneste senza pregiudizi sulla nuova realtà con sguardo libero, non gravato dalla difesa di paradigmi precedentemente osservati e che hanno perso ogni potere esplicativo”.

Forza euro ostacola ripresa dell’inflazione

Draghi ha sottolineato come la politica monetaria debba “sempre essere pronta a nuove sfide”. Per il banchiere italiano le ricerche effettuate e i risultati ottenuti sono la dimostrazione del successo riscontrato dal piano di Quantitative Easing nel sostenere economia e inflazione, sia in Eurozona sia negli Stati Uniti. Le politiche che si fondano su una ricerca rigorosa, secondo lui, corrono meno il rischio di essere indebolite.

Draghi ha iniziato il suo atteso intervento parlando della storia della politica monetaria. Draghi ha criticato l’operato dei governi quando hanno tentato di alimentare boom economici negli Anni 70. “Gli studi di una serie di premi Nobel hanno mostrato che quelle politiche erano destinate a fallire e che non erano adatte ai tempi che correvano”. Lo stesso vale anche per il futuro.

Il mercato si sta interrogando su come la Bce intende mettere fine al suo programma straordinario di acquisto titoli programmato per ora fino alla fine dell’anno. Il tasso d’inflazione dell’area euro rimane ancora ben lontano dall’obiettivo della Bce di un livello vicino ma sotto al 2% e il rafforzamento dell’euro visto negli ultimi mesi – nel 2017 la moneta unica ha guadagnato il 12% sul dollaro – agisce da deterrente, avvicinando lo spauracchio di uno scenario di deflazione.

“I dati, ha dichiarato all’emittente Cnbc Christel Aranda-Hassel, capo economista per l’Europa presso Mizuho International, ci dicono che lo scenario economico sta chiaramente migliorando”. L’economista prevede che in settembre la Bce rivedrà al rialzo le sue previsioni economiche. “Ma allo stesso tempo il rafforzamento dell’euro ha esercitato una pressione al ribasso su altre previsioni-chiave, come l’inflazione”.

 

Le parole di Draghi di oggi invece non hanno avuto un grande impatto sull’andamento dei mercati, già in tensione per l’appuntamento di Jackson Hole, nello stato del Wyoming, dei prossimi giorni. Come sottolineano gli analisti di Mirabaud il discorso del presidente Draghi in Usa affronterà le dinamiche economiche globali, ma non la politica monetaria di per sé. Ciò rende improbabile un annuncio a sorpresa di politica monetaria.

“A nostro avviso – scrive il chief economist Gero Jung – la Bce rimarrà cauta al fine di controllare un potenziale disallineamento tra dati reali e comunicazioni che potrebbe portare a un’ulteriore volatilità sui mercati finanziari, specialmente sui mercati di cambio valutari”.