Dollari stanno evaporando, grosso problema per Emergenti

5 Giugno 2018, di Daniele Chicca

Per finanziare le misure fiscali espansive e le spese allegre di Donald Trump, il Tesoro americano sta emettendo una cifra record di titoli del debito. Intanto la Federal Reserve sta attuando un piano di riduzione del suo bilancio “monstre“. È questo duplice fattore a influire negativamente sui mercati emergenti, in quanto riduce la liquidità dei dollari.

In un’editoriale apparso sul Financial Times, il presidente della Banca centrale indiana sostiene che le turbolenze che stanno vivendo i paesi del mondo emergente, dall’Argentina alla Turchia, passando per Brasile, Messico, Malaysia e India, non derivano dal ciclo di strette monetarie della Fed, bensì dalla duplice morsa appena citata che sta evaporando i dollari in circolazione.

Urjit Patel sostiene che “al contrario del caos scaturito in passato, questo episodio non può essere attribuito alle decisioni prese dalla Federal Reserve sui tassi di interesse, i quali stanno crescendo con costanza e in modo calibrato da dicembre 2016.

Ciò non significa che la Fed non abbia delle “colpe” per la crisi che attanaglia i mercati emergenti. Secondo Patel, la carenza di dollari è la causa di una mancanza di coordinamento tra la Fed e il Tesoro Usa sui flussi dei mercati di finanziamento.

“Vista la rapida crescita del deficit Usa, la Fed deve rispondere rallentando i tempi di riduzione del suo bilancio. Se non lo fa, il Tesoro finirà per assorbire una porzione della liquidità talmente alta da rendere inevitabile una crisi nel resto dei mercati obbligazionari denominati in dollari”.

Da un lato c’è da mettere in conto il processo cosiddetto di “Quantitative Tightening“, ossia il graduale riduzione del bilancio della banca centrale americana, che prima di ottobre dovrebbe toccare i $50 miliardi al mese, dall’altro le emissioni di titoli di Stato Usa sono destinate a salire a quota 1.200 miliardi di dollari nel 2018, e nel 2019, per poter finanziare il deficit di bilancio in crescita, di 804 miliardi e 981 miliardi di dollari previsto rispettivamente nel 2018 e nel 2019.