Divario fra economia e mercati, fino a che punto è razionale

17 Giugno 2020, di Alberto Battaglia

Lo scorso 7 maggio l’Economist aveva affermato, nella sua storia di copertina, che il crescente divario fra l’economia (in crisi) e la ritrovata euforia dei mercati avrebbe dovuto far riflettere gli investitori sulle precarie basi di questo impressionante rimbalzo.

“I gestori devono mettere i soldi per lavorare nel miglior modo possibile” aveva concesso la prestigiosa rivista britannica, “ma c’è qualcosa di sbagliato nel modo in cui i prezzi delle azioni si sono mossi e dove sono tornati. Le azioni americane sono ora più care rispetto allo scorso agosto. Ciò sembrerebbe implicare che il commercio e l’economia in generale possano tornare agli affari di sempre. Ci sono innumerevoli minacce a tale prospettiva…”, scriveva The Economist attribuendo il cambio di sentiment agli interventi della Federal Reserve.

“Ma l’umore dei mercati può cambiare improvvisamente, come hanno dimostrato un paio di mesi straordinari [alle nostre spalle]. Un mercato orso durato appena un mese sembra scontare a malapena tutte le possibili cattive notizie che potrebbe portare con sé la pandemia. Questo dramma, per la borsa, ha ancora in serbo qualche atto”, aveva concluso il newspaper.

Il divario economia/mercati come riflesso dell’efficienza nella formazione dei prezzi

Sul versante opposto rispetto all’analisi fornita dall’Economist troviamo gestori che attribuiscono alla risposta dei mercati un’analisi esclusivamente razionale, che si baserebbe solo sulle prospettive future della ripresa economica (escludendo l’euforia irrazionale tipica delle bolle). Secondo Colin Moore, Chief Investment Officer Globale della Columbia Threadneedle Investments (società con un patrimonio gestito pari a 388 miliardi di euro) è “giusto” che i mercati anticipino gli scenari futuri.

Un mercato che non tentasse di anticipare gli eventi futuri sarebbe un mercato irrazionale” ha affermato, suggerendo che tale pratica di anticipo è intrinsecamente legata all’efficienza stessa del mercato.
Detta in parole semplici, per efficienza si intende la capacità con cui il mercato riesce ad attribuire il prezzo “giusto” a un determinato titolo finanziario: “Se con efficienza si intende il rapido inglobamento di tutte le nuove informazioni pubbliche e accurate, allora sono anch’io dell’avviso che i mercati siano efficienti”, ha detto il cio di Columbia Threadneedle.

Moore è dell’avviso che il recupero osservato sui mercati dopo metà marzo, con l’S&P 500 che ha guadagnato oltre il 35% rispetto ai minimi di quest’anno, sia il frutto delle attuali previsioni sulla ripresa e sui ricavi futuri che potranno, di conseguenza, realizzare le aziende quotate. Naturalmente la volatilità osservata negli ultimi mesi riflette la mutevole incertezza sulle prospettive future dell’economia.

“In una situazione complessa come quella creata da una pandemia globale o da una crisi finanziaria mondiale, gli investitori agiscono rapidamente ma il raggio di interpretazioni è ampio, sia nel breve che nel lungo periodo”, ha scritto Moore nella sua nota, “di conseguenza è meno ovvio che la reazione iniziale del mercato rifletta accuratamente le possibili conseguenze. La velocità di reazione è chiara: il rapido aumento della volatilità, che avviene in concomitanza con il manifestarsi di importanti eventi imprevisti, è evidente”.

In generale, è nell’ordine naturale delle cose che i mercati anticipino la ripresa economica, ha affermato Moore, benché il percorso verso tale anticipo sia tutt’altro che lineare. “Poiché le quotazioni scontano le aspettative future”, ha affermato l’esperto, “i mercati finanziari potrebbero anche guadagnare terreno in caso di attese di crescita futura malgrado l’attuale situazione difficile. E’ ciò che è avvenuto quando il mercato finanziario è crollato dopo la crisi finanziaria globale nel 2008, ma ha poi cominciato a recuperare terreno nel 2009 prima della ripresa economica”.

Quali previsioni muovono oggi i mercati

“Il punto chiave”, in sintesi, “è che il mercato non si muove in concomitanza con i progressi economici e sanitari, ma li precede. Al momento i mercati finanziari anticipano, come è giusto che sia, l’entità e il tasso di crescita delle economie globali nel 2021 e nel 2022 invece di concentrarsi sulle attuali cifre economiche deboli, di carattere retrospettivo”. La domanda, a questo punto, è: si sta forse sopravvalutando la velocità della ripresa, come sembra suggerire l’editoriale dell’Economist? Vediamo quali sono le previsioni in merito della stessa Columbia Threadneedle.

“Per noi di Columbia Threadneedle, una traiettoria stilizzata a forma di U (grafico in basso) rappresenta l’ipotesi più probabile di ripresa dell’economia statunitense, anche se le probabilità di una ripresa più lenta a forma di L non sono trascurabili.

Siamo tuttavia meno ottimisti nei confronti dell’Europa, dove le maggiori probabilità sono a nostro avviso di ripresa a forma di L (grafico in basso)”. Qui le ipotesi di una ripresa estremamente lenta sono valutate come le più probabili in assoluto (55%). La società non ha chiarito le ragioni alla base di questa ipotesi.

“Riteniamo che i mercati tenteranno di anticipare futuri eventi complessi, registrando tuttavia volatilità aggiuntiva quando le loro aspettative muteranno con l’evolversi della situazione”, ha concluso Moore. La volatilità, insomma, è destinata ad accompagnare gli investitori ancora per alcuni mesi.