Dissesto idrogeologico, perché la prevenzione non decolla

26 Novembre 2019, di Alberto Battaglia

Nell’arco dell’ultimo ventennio l’Italia ha speso molte più risorse per riparare i danni in seguito a eventi idrogeologici rispetto a quanto sia stato investito in prevenzione. Secondo quanto risulta dalle banche dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), l’investimento effettuato fra il 1998 e il 2018 arriva a 5,6 miliardi di euro, circa 300 milioni all’anno; gli interventi per le riparazioni successive ai danni sono costati, invece, oltre 20 miliardi di euro. Quasi quattro volte tanto.

Al di là degli aspetti economici, sulla mancata prevenzione pesano anche procedure poco efficienti. Lo scorso 31 ottobre 2019 la Corte dei Conti, in una relazione sul Fondo progettazione contro il dissesto 2016-2018, aveva messo in luce come solo una parte minoritaria dei 100 milioni di fondi stanziati dallo Stato fossero effettivamente stati erogati alle Regioni.

Il finanziamento, infatti, si è fermato a meno di 20 milioni a causa “dell’inadeguatezza delle procedure della debolezza delle strutture attuative degli interventi, dell’assenza di controlli e monitoraggi” e per “le procedure lente di assegnazione delle risorse e altre vischiosità nei procedimenti”.

“Il Rapporto”, scrive la Corte dei Conti, “si è configurato come una mera raccolta di richieste di progetti e di risorse, talvolta non omogenee, senza addivenire ad una vera e propria programmazione strategica del settore”.

Proseguono i magistrati contabili: “la scelta ripetuta nel tempo di affidare a gestioni commissariali le misure di contrasto al dissesto idrogeologico dimostra la difficoltà delle amministrazioni nazionali e locali di incardinare l’attività di tutela e prevenzione nelle funzioni ordinarie delle Regioni e dei Comuni”, la sicurezza del territorio, invece, “dovrebbe rientrare tra le funzioni ordinarie svolte dalle amministrazioni locali”.

L’ultimo intervento governativo contro il dissesto idrogeologico

Il governo Conte 1 aveva approvato, lo scorso febbraio, un nuovo decreto per l’investimento di 3 miliardi in opere già cantierabili per la difesa dagli eventi idrogeologici.
Il decreto Proteggi Italia, spiega lo Studio Cataldi, prevedeva ulteriori 3 miliardi di euro nel triennio per l’emergenza delle 17 regioni colpite dal maltempo nell’autunno 2018; altri 2,3 miliardi per l’agricoltura contro il degrado del territorio, e 1,6 miliardi di fondi europei. Gran parte dei cantieri finanziati dal Proteggi Italia, scrive oggi Sergio Rizzo su Repubblica, restano ancora fermi.

“Già dalla fine del 2018 ho cercato di spingere molto per adottare all’inizio di quest’anno il Piano proteggi-Italia”, ha detto oggi il premier Giuseppe Conte, in visita ieri a Melfi, “ora è chiaro che bisogna lavorare molto anche sulla prevenzione e non solo sulla gestione delle emergenze. E non significa che l’adozione di un piano risolve i problemi: sono stati stanziati 11 miliardi su base pluriennale, però ora dobbiamo spendere questi soldi e accelerare con tutte le opere e i cantieri”.