Dirigenti grandi banche scaricano titoli, citano rischi creditizi

30 Agosto 2017, di Daniele Chicca

Dopo anni di letargo, il rischio di una crisi creditizia torna con prepotenza a preoccupare le menti degli investitori, diventando un “timore legittimo”, come sottolinea David Hendler, fondatore e presidente di Viola Risk Advisors. Hendler ritiene pertanto che la decisione presa negli ultimi mesi di vendere azioni proprie da parte delle grandi banche commerciali americane sia sensata.

È da inizio anno che gran parte degli analisti di Wall Street consiglia di aggiungere i titoli delle banche ai propri portafogli di investimento ma, come riporta oggi il Financial Times, i diretti interessati, ovvero i manager e i grandi azionisti delle big di Wall Street, sono i primi a non voler seguire il suggerimento.

Dopo che i valori di Borsa delle principali banche degli Stati Uniti sono cresciuti nettamente e progressivamente in seguito alla vittoria di Donald Trump, che aveva promesso che avrebbe adottato misure di de-regulation, oltre a piani pro crescita e favorevoli alle aziende, i grandi capi delle big di Wall Street, come JP Morgan Chase, Morgan Stanley e Goldman Sachs (vedi grafici sotto riportati), hanno iniziato a trarre qualche profitto vendendo le azioni in loro possesso.

Come osserva il Financial Times, gli insider delle sei banche too big to fail non hanno smesso di vendere. Da inizio anno i dirigenti e grandi azionisti di JP Morgan Chase, Bank of America, Wells Fargo, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno venduto in totale 9,32 milioni di titoli sul mercato.

Anche se si esclude l’ordine massiccio “obbligato” di vendita di azioni Wells Fargo da parte di Warren Buffett dello scorso aprile, le cessioni di titoli azionari degli insider delle banche americane superano gli acquisti con una proporzione di 14 a 1.

È un andamento che cozza nettamente con quello del 2016 quando gli acquisti hanno surclassato gli ordini di vendita. È un segnale ribassista per i mercati azionari. L’anno scorso Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan, ha comprato mezzo milione di titoli della banca da lui diretta a metà febbraio, mandando un chiaro segnale forte di fiducia nel settore bancario.

Ora la situazione si è invertita. Gli insider sembrano aver perso la fiducia nella capacità di rafforzarsi in Borsa del comparto, la cui capitalizzazione complessiva ha raggiunto livelli record. Evidentemente i grandi Ceo delle banche Usa temono che la fase di guadagni iniziata quando Trump è stato eletto è destinata a concludersi.