Direttore di banca condannato: innocente inconsapevole

16 Novembre 2017, di Giovanni Falcone

Direttore di banca condannato: innocente inconsapevole

Il 30 ottobre u.s. è stata depositata una sentenza della Suprema Corte di cassazione, che ha chiuso una vicenda iniziata nell’aprile del 2000 in conseguenza di un verbale di constatazione della Guardia di Finanza di Palermo, in danno di un Direttore di filiale del locale Banco di Sicilia – successivamente confluito nella banca UniCredit.

Una vicenda surreale, laddove questo sventurato Direttore che chiamerò “Ciccillo Cacace”, è stato condannato a pagare una sanzione amministrativa di lire 987 milioni e pochi spiccioli, in quanto la storia è nata con il vecchio conio.

Quello che a mio avviso maggiormente sconvolge in questa vicenda, riguardante una presunta – molto presunta – Omessa segnalazione di operazione sospetta in materia di antiriciclaggio, sta nel fatto che il nostro Ciccillo Cacace, fin da subito, era innocente e manco lo sapeva: innocente inconsapevole per l’appunto!

In un precedente articolo che invito a leggere, ho dettagliatamente spiegato perché la violazione non è stata affatto commessa, ma l’unico rilievo andrebbe fatto alla pattuglia della Guardia di finanza che ha operato in termini lacunosi ed approssimativi, contribuendo in misura determinante a costruire quel “mostro giuridico” partorito dopo quattro giudizi (Mef, Tribunale, Corte di Appello e Cassazione con il contributo, addirittura e non poteva mancare, di un Consulente tecnico d’Ufficio).

Perché tornare sull’argomento?

Per sintetizzare il modus operandi delle banche in genere – non voglio parlare del banco di Sicilia perché il problema è diffuso – laddove, malgrado la introduzione della normativa antiriciclaggio  nel nostro Paese a decorrere già dal 1991, ancora oggi si naviga a vista, in modo approssimativo, per lo più senza criteri e sfido chiunque a provare il contrario.

Comincio col dire che malgrado esista, già dal 2007 – dopo una moral suasion del 1991 – una norma che ha reso obbligatoria la “Formazione antiriciclaggio” per gli intermediari di prima fascia, da nessuna parte esiste un Albo e pertanto non si conosce chi sono i soggetti deputati a fare questa formazione.

Avvocati, commercialisti, consulenti, funzionari dell’Associazione bancaria italiana, funzionari del Mef e altri che oggi mi sfuggono che l’antiriciclaggio lo hanno letto solo sui libri e sentito parlare così, a tempo perso, pontificano, scrivono, fanno convegni, parlano, parlano, parlano come abitualmente fanno molti nostri politici in “servizio permanente effettivo”, che stanno in Parlamento da mezzo secolo.

Insomma, siamo in Italia e tutto cammina per inerzia, senza regole e quando pure le regole ci sono, nessuno si preoccupa di farle rispettare – fallimenti bancari docet.

Nel caso in commento, non avendo ricevuto alcuna formazione specifica al riguardo – al massimo l’avrà fatta in E-learning – lo stesso direttore condannato a pagare circa 500 mila euro di sanzione per una violazione che non esiste, ripeto, non esiste e non è mai esistita, è un innocente inconsapevole.

In questo caso, la banca, responsabile in solido, sia pure trattandosi della  vera ed unica responsabile dell’accaduto, dopo il pagamento della somma, si rivarrà sullo stipendio dello sventurato che certamente non camperà così a lungo per pagare una sanzione del genere.

Amen!