Debito pubblico: costo interessi ai massimi di dieci anni

14 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – L’Italia è costretta a pagare i tassi di interesse sul debito pubblico fra i più alti in Europa. Nel grafico a fianco si può notare come l’aumento del monte interessi a carico dello Stato sia costante da qualche anno a questa parte.

Con un fardello pubblico che è tornato a salire in gennaio, schizzando a 2.089,5 miliardi di euro, le cose non sembrano migliorare per le casse statali.

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato a gennaio di 20,5 miliardi, a 2.089,5 miliardi. L`incremento è dovuto essenzialmente all`aumento (20,3 miliardi) delle disponibilità liquide del Tesoro, pari a fine gennaio a 57,9 miliardi (68,1 a gennaio del 2013). E’ quanto indicato da Bankitalia nel Supplemento al Bollettino statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”.

Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 18,9 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è aumentato di 1,5 miliardi e quello degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato.

Le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato a gennaio sono state pari a 31 miliardi, in linea col valore registrato nello stesso mese del 2013 (30,8 miliardi). E’ quanto indicato da Bankitalia nel Supplemento al Bollettino statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”.

Bankitalia ricorda che la significatività dei dati del mese di gennaio è limitata da disomogeneità nei tempi e nelle modalità di contabilizzazione di alcune entrate (la difformità temporale riguarda prevalentemente anticipi/slittamenti fra i mesi di dicembre e di gennaio).

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ROMA – Torna a salire a gennaio il debito pubblico italiano portandosi a quota 2.089,5 miliardi di euro, con un aumento di 20,5 miliardi in un solo mese. L’impennata, secondo quanto emerge dai dati Bankitalia, è dovuta essenzialmente all’incremento (20,3 miliardi) delle disponibilità liquide del Tesoro, pari a fine gennaio a 57,9 miliardi (68,1 a gennaio del 2013).

Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 18,9 miliardi a 1.980,108 miliardi, quello delle amministrazioni locali è aumentato di 1,5 miliardi a 109,193 miliardi e quello degli enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato. In particolare, il debito delle Regioni e delle Province autonome è salito a 37,754 miliardi dai 36,583 miliardi di dicembre, quello delle Province è sceso a 8,431 miliardi (da 8,452 miliardi) e quello dei Comuni si è attestato a 47,077 miliardi (da 47,286 miliardi). La vita media residua del debito si è attestata a 6,9 anni, in linea con dicembre 2013.

Le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono invece rimaste stabili a gennaio a 31 miliardi, in linea col valore registrato nello stesso mese del 2013 (30,8 miliardi). Bankitalia ricorda però che «la significativita’ dei dati del mese di gennaio è limitata da disomogeneità nei tempi e nelle modalità di contabilizzazione di alcune entrate (la difformità temporale riguarda prevalentemente anticipi/slittamenti fra i mesi di dicembre e di gennaio)».

E intanto Fitch mette in guardia: «La ripresa in Italia sarà stagnante». Nel suo “Global Economic Outlook”, l’agenzia di rating dedica un capitolo all’Italia, nel quale rileva che dopo due anni consecutivi di contrazione, il Pil nel 2014 registrerà una crescita dello 0,6% e dell’1% nel 2015. Quest’anno la ripresa, secondo Fitch, sarà guidata dall’export, in particolare quelli nell’Eurozona, mentre i consumi resteranno invariati (-2,3% nel 2013), gli investimenti modesti e il mercato del lavoro non aiuterà i consumi a decollare.

Nel 2015 la ripresa sarà «più equilibrata» e gli investimenti in rialzo. La situazione del mercato creditizio, «resterà rigida» per le grandi aziende e la «normalizzazione nel settore privato sarà lenta». La disoccupazione toccherà un picco nel 2014, dopo aver raggiunto il 12,9% a gennaio. Nel 2015 il tasso di disoccupazione scenderà al 12,2%. La crescita dei salari nominali sarà «intorno a quota zero», mitigando l’impatto di un’inflazione molto bassa sul reddito reale delle famiglie. L’inflazione, a causa della ripresa fiacca, resterà sotto l’1% nel 2014 e crescerà all’1,2% nel 2012.