De Benedetti: “impossibile mettere insieme italiani per obiettivo condiviso”

13 Ottobre 2016, di Laura Naka Antonelli

“Il mondo sta rapidamente cambiando rispetto a quello che ci eravamo prefissi 25 anni fa. Pensavamo che la globalizzazione avrebbe reso il mondo più felice e ricco. Oggi si constata che il modello dell’economia della crescita e del Pil è chiaramente in crisi con la messa in discussione delle elite politiche ed economiche che lo hanno condotto negli ultimi 25 anni“. E’ amaro il giudizio di Carlo De Benedetti, presidente del gruppo l’Espresso, che interviene al convegno le città dei Makers.

De Benedetti ha parlato anche ieri, in occasione di un colloquio con Ferruccio de Bortoli, nel corso dell’evento organizzato dalla “Carlo Cattaneo” in collaborazione con “Svizzera-Israele”. Sollecitato da De Bortoli, De Benedetti ha fatto il confronto tra la Svizzera, paese in cui ha vissuto, e l’Italia. Le sue dichiarazioni sono state riportate in un articolo a lui dedicato da Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia:

Il modello svizzero di socialismo nel rispetto del capitalismo è un miracolo irripetibile, seppure mostri alcuni difetti. L’Italia è un Paese bellissimo dove si vive benissimo: difficile è lavorarvi. Gli italiani danno il massimo individualmente ma metterli assieme per un obiettivo condiviso è impossibile. La grande invenzione degli italiani, generosi ed individualisti, sono i comuni, nei quali a livello istituzionale dovrebbero identificarsi”.

Sulle dichiarazioni di oggi, così si è espresso il numero uno dell’Espresso:

“Ora passiamo da un’economia del quanto a un’economia del bene con nuovi modelli di pensare non più massivi ma individuali. Stiamo andando verso una fase difficile dell’economia non parlo solo dell’Italia, ma del mondo. I dati cinesi sono enormi, spaventosi. Significa che noi compriamo di meno perchè le nostre economie vanno male”.

De Benedetti fa notare che “il paese che è più cresciuto in Europa è stata la Spagna che non ha un governo”. Di fatto, “c’è una crisi di consenso e questo fa sì che bisogna guardare con molta attenzione al modello della globalizzazione felice, un modello che non funziona e che porta con sè una serie di tensioni pericolose tra potenze mondiali. Da anni la Russia non annullava una visita di stato in Francia”.

Nel rispondere a una domanda sulla presunta apertura da parte del premier Matteo Renzi sull’Italicum, risponde con cautela:

“Non so se le cose sono cambiate, me lo auguro vivamente”. Sicuramente, “l’Italia non ha bisogno di divisioni e veleni. È in una situazione economica difficile che personalmente non prevedo in miglioramento. Abbiamo bisogno di coesione e non di divisioni e soprattutto non abbiamo bisogno di cose che ci dividono su falsi problemi”. In ogni caso il fatto che il dibattito si sia trasformato in un “plebiscito su Renziè un errore fondamentale. Mi auguro che ritorneremo a parlare nel merito delle cose”.