Dazi: accordo Usa-Cina, oggi è il giorno della firma. Numerosi i nodi da sciogliere

15 Gennaio 2020, di Mariangela Tessa

Il tanto atteso giorno della firma della fase uno dell’accordo Usa-Cina è arrivato. Oggi alle 17,30 italiane, il presidente Usa Donald Trump e il vice premier cinese Liu He sigleranno alla Casa Bianca, la mini intesa raggiunta lo scorso ottobre, che dovrebbe segnare una tregua alla guerra a colpi di dazi che è in corso ormai da quasi due anni. Anche se le questioni più scottanti rimangono ancora irrisolte con alcune incertezze nella sua effettiva implementazione.

I punti principali dell’intesa

In attesa di conoscere i dettagli, quello che è certo è che la Cina aumenterà significativamente le importazioni di prodotti agricoli dagli Usa, come carne di maiale, pollame, fagioli di soia, grano, mais e riso, uno dei punti a cui teneva maggiormente il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Gli Usa dal canto loro revocheranno il rischio di nuove tariffe al 15% che sarebbero scattate il 15 dicembre scorso su quasi 160 miliardi di dollari di prodotti made in China, a cui Pechino avrebbe risposto con tariffe su 3.300 prodotti statunitensi.

Tuttavia alla vigilia della firma è emerso che Washington non eliminerà i dazi al 25% su 250 miliardi di dollari di importazioni cinesi che rimarranno come sono fino al completamento della seconda fase dell’accordo commerciale Usa-Cina.

A questo proposito, ieri, il segretario del Tesoro americano Steven Mnuchin ha spiegato ai giornalisti che il presidente Donald Trump potrebbe prendere in considerazione la possibilità di allentare le tariffe se le due maggiori economie del mondo si muovessero rapidamente per siglare un seguito dell’intesa. “Se il presidente riesce a ottenere rapidamente (un accordo di) ‘Fase 2’, prenderà in considerazione la rimozione dei dazi come parte della ‘Fase 2’”, ha detto Mnuchin.

Mercati prudenti, in Asia prevalgono le vendite

Le dichiarazioni di Mnuchin hanno raffreddato i mercati, ieri in rally dopo che il Tesoro degli Stati Uniti ha rimosso la definizione di ‘paese manipolatore di valute’ che aveva attribuito alla Cina, in un grande passo verso la risoluzione del conflitto commerciale sino-americano che dura ormai da 18 mesi.

A Hong Kong l’Indice Hang Seng ha chiuso in ribasso dello 0,4% a 28.773,58 punti mentre l’Indice composito della Borsa di Shanghai ha terminato gli scambi segnando una flessione dell 0,5%, attestandosi a 3.090,04 punti. Male anche la Borsa di Shenzhen dove l’Indice composito ha terminato in calo dello 0,2% chiudendo a 1.814,21 punti.

Numerosi i punti critici da chiarire

Dal canto loro gli analisti restano a guardare in attesa di maggiori dettagli. Secondo gli esperti di Intesa San Paolo “le questioni più controverse nelle trattative sono rimaste fuori e saranno discusse nella fase 2, con potenziali ricadute sull’incertezza nel 2021. Inoltre, anche l’accordo della fase 1 mantiene meccanismi di controllo da parte degli Usa di adempimento degli impegni da parte della Cina (con possibili rialzi dei dazi in caso di inadempienza), in occasione degli aggiornamenti periodici, almeno semestrali, che faranno parte dell’intesa”.

Nel frattempo, i trader di commodity stanno cercando di capire come farà la Cina a raggiungere gli ingenti importi che si sta impegnando ad acquistare dagli Stati Uniti senza mettere a rischio i legami commerciali con altri fornitori, danneggiando i propri produttori nazionali, e senza apportare modifiche sostanziali agli standard e ai limiti delle importazioni.