Davos, da Ue uno schiaffo politico unanime all’Italia

25 Gennaio 2019, di Daniele Chicca

Com’era prevedibile dopo le sfide lanciate a Germania e Francia, le due maggiori potenze dell’Europa unita, al World Economic Forum di Davos si è parlato anche (e male) di Italia. Il governo giallo verde, di natura anti establishment e con tendenze euro scettiche, si è preso un bello schiaffo politico dalle autorità europee presenti nell’appuntamento che riunisce le élite mondiali del settore privato e pubblico.

Molti non hanno accolto con favore l’attacco riservato dal premier Giuseppe Conte ai tecnocrati di Bruxelles dal podio del World Economic Forum, in particolare dopo che i suoi ministri o deputati hanno criticato la Francia – accusata tra le altre cose di garantire parte del debito grazie a una forma di colonialismo e di concorrenza sleale gli Stati partner commerciali e diplomatici dell’Italia.

Con la Germania la lite va avanti da tempo e riguarda sia le pratiche commerciali considerate sleali dei tedeschi, sia la questione dei migranti. Berlino ha deciso di interrompere la missione Sophia, come rappresaglia della linea dura del ministro degli Interni Matteo Salvini sui migranti e alla parziale chiusura dei porti italiani.

Il commissario per gli Affari Economici Ue Pierre Moscovici non l’ha mandata a dire: “cambiare l’Europa è una cosa, distruggerla è un’altra. E quella è la differenza tra riformismo e populismo, tra Europeismo e nazionalismo”.

È chiaro a tutti che i rappresentanti del governo italiano sono già impegnati in una campagna elettorale aggressiva in vista delle Elezioni europee di fine maggio. Soltanto così si spiega l’aggressività e l’audacia delle ultime dichiarazioni in un periodo in cui l’Italia non potrebbe troppo permetterselo visto che nei confronti della manovra e della traiettoria di deficit e debito pende ancora il giudizio della Commissione Ue.

Dopo anni di spese ma soprattutto di PIL congelato, le finanze pubbliche della terza economia dell’area euro non sono in un buono stato di salute. Più il paese farà fatica a crescere – anche per via di un contesto esterno macro e geopolitico svantaggioso – più il governo farà fatica a mantenere le promesse di spese e investimenti per rilanciare l’economia stagnante.

Alla luce delle ultime previsioni macro, difficilmente le previsioni di crescita della legge di bilancio verranno rispettate. Bankitalia, FMI e Ocse sono concordi nel fissare allo 0,6% la variazione positiva prevista per il Pil nel 2019. Si tratta di un risultato quasi dimezzato rispetto a quello previsto dal governo di +1%.

Abbastanza arrabbiati”

Il premier olandese Mark Rutte dice che “la gente continua a chiedergli come mai se l’Italia oggi e in passato la Francia riescono a cavarsela senza aver implementato quello che avevano concordato di fare insieme, perché anche noi dovremmo?”.

Il leader dei Paesi Bassi è “abbastanza arrabbiato” per la situazione, che mostra una “mancanza di fiducia” tra il Nord e il Sud d’Europa. Così ha detto per lo meno in un’intervista concessa a Bloomberg. A dicembre la Commissione ha optato per non avviare una procedura di infrazione contro l’Italia dopo che il governo ha accettato di ridurre le spese previste nella manovra.

Anche se l’Italia ha rinunciato ad alcune delle sue misure più ambiziose, la Commissione ha comunque fatto concessioni considerando che il governo non ha preso impegni per ridurre il deficit strutturale quest’anno.

La nuova leader del partito CDU di Angela Merkel, che potrebbe diventare la prossima Cancelliera di Germania dal 2021, ha detto che l’Italia costituisce una “duplice sfida” considerando che al suo interno sono rappresentante forze populiste di destra e di sinistra.

Secondo lei in ambito di politica fiscale e immigrazione Berlino e Roma sono divisi e devono trovare delle risposte comuni. Ma per arrivarci “sarà un processo lento” e lungo. L’avvicinarsi dell’appuntamento con le Elezioni europee certamente in questo senso non aiuta.