D’Alema contro Renzi, Repubblica presenta prove. Lui: “falso scoop”

16 Giugno 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Ormai ha i contorni di un vero e proprio giallo l’affaire D’Alema e Repubblica. Prima le indiscrezioni del quotidiano diretto da Mario Calabresi che ha riportato anche Wall Street Italia, secondo cui l’ex premier Massimo D’Alema avrebbe espresso la volontà di votare a Roma Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle e poi di costituire un comitato per il No al referendum costituzionale, con l’intento di accerchiare Renzi e “farlo fuori” politicamente.

Indiscrezioni che sono state subito smentite dallo staff di D’Alema che ha parlato di una “ricostruzione falsa, frutto della fantasia del cronista e della volontà dei suoi mandanti”.

“I numerosi virgolettati riportati, a cominciare dal titolo, corrispondono a frasi mai pronunciate. D’altra parte, l’autore non precisa né dove, né quando, né con chi sarebbero state dette. Le riunioni di cui si parla non si sono mai svolte”.

Puntuale, oggi, arriva la smentita del quotidiano che ricostruisce i momenti in cui D’Alema avrebbe pronunciato quelle parole – “Voto per la Raggi e invito chi mi chiede un consiglio a fare altrettanto” – ragionando con colleghi, professori e intellettuali che avrebbe incontrato durante i giri elettorali e negli appuntamenti della sua Fondazione.

Il primo momento è la riunione tenutasi a Bari con i suoi fedelissimi in cui D’Alema ha “spiegato di aver scelto di dare vita a comitati per il No occupando un proprio spazio autonomo e di sinistra all’interno del fronte trasversale che si oppone alla legge costituzionale voluta da Renzi e sulla quale gli italiani si esprimeranno nel referendum di ottobre”.

“Questo suo progetto si è manifestato la prima volta in una riunione riservata tenutasi a Bari con i suoi fedelissimi. Intenzione nuovamente confermata tre giorni fa alla Fondazione”.

In merito alla volontà di votare e di invitare a votare Virginia Raggi, la candidata grillina, che al ballottaggio di domenica sfida il Pd Roberto Giachetti, il quotidiano spiega il ragionamento dell’ex Ds.

“È fondamentale la sconfitta di Renzi a Milano e Roma. Solo così si può ricostruire un campo del centrosinistra”. Ma non solo, D’Alema, che nella sua nota di smentita afferma di “non aver avuto modo di occuparsi della campagna elettorale di Roma”, ha invece ritirato fuori l’antica veste di kingmaker. Infatti ha telefonato ben due volte al critico d’arte Tomaso Montanari per cercare di convincerlo ad accettare l’offerta del Movimento 5Stelle: fare l’assessore alla cultura nella giunta Raggi. Il consiglio, nella sostanza, era quello di schierarsi con i grillini. Ma, alla fine Montanari, allievo di Salvatore Settis, ha declinato l’invito e si è tirato fuori dal totonomi per il Campidoglio”.

Nell’articolo il giornalista di Repubblica fa riferimento all’incontro che a Bari D’Aelma avrebbe tenuto con i suoi fedelissimi con l’intento di creare il terreno per il referendum di ottobre. In quell’occasione, riporta il quotidiano, “D’Alema ha più volte ripetuto che bisogna “far cadere Renzi a qualunque costo perché la riforma è un pasticcio, è un presidenzialismo mascherato e senza alcun contrappeso”.

“Le stesse parole le ha usate anche lunedì scorso a Roma nel suo ufficio di Piazza Farnese, rincarando la dose e sottolineando “il dilettantismo con cui Renzi ha immaginato la regola del limite dei due mandati a Palazzo Chigi. Confonde premierato e sistema presidenziale”. Che la macchina dalemiana si sia già messa in moto lo conferma anche un’intesa con gli esponenti di Area socialista, la componente del Psi che fa capo a Bobo Craxi, per preparare il comitato per il No”.

Altro appuntamento che riporta il quotidiano a sostegno della sua tesi è molto recente: lunedì sera nella sede di Italianieuropei, in cui si è tenuta la riunione del comitato scientifico di un convegno che verrà celebrato in autunno.

“C’erano intellettuali, accademici oltre ai membri della Fondazione presieduta da D’Alema e dell’associazione Magna Carta del senatore Quagliariello. Una sigla di sinistra e una di destra, per organizzare l’evento. Il tema del seminario infatti è il bilancio di 20 anni del bipolarismo italiano. Quasi tutti i presenti hanno convenuto che il ciclo si è chiuso, che “quel” bipolarismo ha esaurito la sua spinta e diventerà questo l’indirizzo del convegno. Repubblica ha l’elenco completo dei partecipanti alla riunione e ha contattato tre di loro per verificare l’esattezza delle frasi pronunciate da D’Alema su Renzi, sul ballottaggio romano, sul referendum costituzionale. Tutte queste fonti hanno offerto una versione univoca delle dichiarazioni dell’ex premier. Una volta terminata la discussione sull’ordine del giorno legato al convegno, il presidente di Italianieuropei ha affrontato la situazione politica e le elezioni amministrative esprimendosi esattamente nei termini riportati ieri da questo giornale. Alla base di tutto un solo obiettivo: sfruttare ogni occasione per buttare giù Renzi. “Se vince il Sì al referendum – ha scandito D’Alema davanti ai professori – me ne vado dal Partito democratico”, prefigurando la scissione”.

Ma di nuovo, D’Alema nega:

“Continuo a leggere su ‘Repubblica’ falsità, forzature e valutazioni o prese di posizione pubbliche riportate come se si trattasse di trame e complotti. La volontà, per esempio, di impegnarmi nella campagna referendaria è stata annunciata più volte, l’ultima una ventina di giorni fa in una manifestazione pubblica a Brindisi, di cui gira anche un video. Ho ritenuto, tuttavia, di evitare pronunciamenti proprio per non provocare polemiche e strumentalizzazioni in vista delle amministrative, invitando a concentrarsi sui ballottaggi di domenica prossima”.

“Non ho tenuto alcuna riunione con la dissidenza socialista, di cui ignoro l’esistenza. E` passato a trovarmi Bobo Craxi, che è un vecchio amico. Non ho tenuto alcuna riunione di ‘fedelissimi’ né in Puglia né, in particolare, a Bari. In Puglia sono andato invitato a fare la campagna elettorale del Pd, come può essere testimoniato da tanti cittadini ed esponenti del partito”.

“Non ho esercitato alcuna pressione su Tommaso Montanari di cui sono amico ed estimatore. Ho parlato con lui che mi ha chiesto un consiglio e ho ritenuto di dirgli che un suo impegno per Roma sarebbe certamente positivo per la città. Opinione che confermo. Per quanto riguarda la famosa riunione di lunedì scorso nella sede della Fondazione Italianieuropei come è stato chiarito anche da altri, in particolare dal presidente Gaetano Quagliariello, c`è stato, alla fine, mentre uscivamo sul pianerottolo, uno scambio di battute che non si possono considerare né dichiarazioni di voto né annunci di programmi politici. D’altro canto qualsiasi persona di buon senso capisce che, se si vuole sostenere un candidato sindaco, lo si fa con dichiarazioni e iniziative pubbliche, non con battute sul pianerottolo”.

“In questi giorni, invece ho deciso di astenermi da qualsiasi considerazione critica proprio per evitare polemiche che potessero danneggiare il Pd nella delicata fase delle amministrative. Un atteggiamento responsabile. E` stato il falso scoop di ‘Repubblica’ a lanciare, a poche ore dal voto, un appello a votare contro Renzi, che non ho mai pronunciato. Così che, per paradosso una plateale scorrettezza giornalistica, fatta forse per compiacere i capi del mio partito, è diventata un danno per il Pd, a conferma del fatto che scorrettezza e stupidità spesso vanno di pari passo”.