Crollo potere acquisto famiglie: -9,4% da inizio crisi

5 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Scivolone del potere di acquisto delle famiglie italiane. L’alert arriva dall’Inps, esattamente dal bilancio sociale stilato dall’ufficio studi e ricerche dell’istituto in collaborazione con la segreteria tecnica del consiglio di indirizzo e vigilanza.

Il 2012 è stato un anno tra i più critici” per l’economia e la società italiana, con i redditi che ne hanno risentito in “maniera rilevante”, riducendoso in termini monetari -2%; tuttavia, in termini di potere di acquisto, il trend è stato di un crollo -4,9%, il più forte dall’inizio della crisi (che il governo Letta vuole far credere che sia finita). E’ il quinto anno consecutivo di flessione del reddito disponibile in termini di potere d’acquisto: dal 2008 si è ridotto del 9,4%.

La crisi “è evidente anche nei conti dell’istituto e in particolare in relazione all’aumento delle spese per ammortizzatori sociali“. “Questa situazione – nota l’ente di previdenza – avrebbe potuto essere ben più grave senza l’intervento compensativo delle prestazioni sociali”.

Nel 2012 il complesso dei redditi primari ottenuti dalle famiglie è stato di 1.148 miliardi. A questi si sono aggiunti 299 miliardi di prestazioni sociali distribuite all’Inps (pensioni, trattamenti temporanei e altro), 47 miliardi di altre prestazioni sociali erogate da soggetti diversi dall’istituto (altri enti previdenziali, Stato, enti locali, Regioni). I trasferimenti dell’Inps rappresentano nel 2012 il 20,2% del totale dei redditi effettivamente disponibili delle famiglie. Nel 2008 il peso era solo del 17,7%. “Come si vede è aumentato il ruolo di sostegno dei redditi delle famiglie operato dai trasferimenti dell’Inps”.

Il rapporto ha messo in evidenza, anche, che in Italia quasi un pensionato su due vive con una somma inferiore ai 1.000 euro al mese.

Si tratta esattamente del 45,2% dei pensionari, pari a 7,2 milioni di persone, per una spesa annua complessiva di 54,7 miliardi di euro pari al 20,9% del totale della spesa pensionistica; una percentuale del 14,3%, vive con una pensione inferiore ai 500 euro al mese.

Il 25% (3,9 milioni di pensionati) si colloca nella fascia tra 1.000 e 1.500 euro medi mensili con un totale di 64,1 miliardi di euro di spesa annua (pari al 24,4% della spesa complessiva). Un ulteriore 14,6% (2,3 milioni di persone) percepisce un reddito da pensione compreso fra 1.500 e 2.000 euro pari a 52 miliardi di spesa l’anno (19,8%). Infine, per il rimanente 15,2% di beneficiari (2,4 milioni di pensionati) il reddito pensionistico supera i 2.000 euro mensili assorbendo il 34,8% della spesa annua con 91,3 miliardi di euro.

Tra questi il 4% (654mila persone) riscuote pensioni di importo superiore a 3.000 euro al mese per un totale di 37 miliardi di spesa annua pari al 14,1% della spesa complessiva.