Crisi Germania, ministro Interni: “non posso più lavorare con Merkel”

18 Giugno 2018, di Daniele Chicca

Non posso più lavorare con questa donna“: sono le parole molto dure con cui si è espresso a un giornale tedesco il ministro degli Interni riferendosi alla Cancelliera Angela Merkel. La questione del sistema richiedenti asilo in Europa ha aperto uno squarcio politico tra CSU, partito di Horst Seehofer, e la CDU di Merkel.

Due settimane di tempo circa, fino a fine giugno, è il termine di tempo che il responsabile della sicurezza nazionale ha dato alla cancelliera per trovare un’intesa sui migranti prima di attuare la sua legge sui respingimenti.

Pare che Merkel abbia accettato la scadenza di fine giugno fissata dal ministro, stando a quanto reso noto dall’agenzia di stampa tedesca Deutsche Presse-Agentur. I membri del partito della leader di Germania la sostengono, ma l’ottimismo sulla vicenda vacilla.

Il partito di Merkel si riunirà il primo luglio per finalizzare un eventuale accordo sulla questione bollente. In quest’ottica, il summit Ue di questo mese sarà da tenere sotto stretta osservazione in quanto sarà un banco di prova importante per la coalizione di governo in Germania.

Merkel ha anche convocato un vertice straordinario per discutere del tema immigrazione. Secondo economisti e commentatori si tratta della crisi politica più grave che Merkel ha dovuto affrontare in 13 anni di governo. È in gioco il futuro politico della Cancelliera, leader simbolico di tutta Europa.

Secondo la testata Handeslblatt, “potrebbe essere arrivato il momento” della resa di Merkel.

due dei predecessori della CDU di Merkel, Konrad Adenauer e Ludwig Erhard, hanno perso il potere non dopo aver perso i favori dell'elettorato bensì il sostegno della propria forza parlamentare. È esattamente quello che potrebbe succedere a Merkel

I problemi per la cancelliera sono iniziati nel 2015. Seehofer è stato fin da allora uno dei più aspri critici delle politiche liberali “di apertura” ai richiedenti asilo di Merkel. Il ministro vuole bloccare le nuove persone i arrivo in Germania che sono registrate in un altro paese Ue. Spesso si tratta dei porti di Italia e Grecia, una proposta che però non può essere accolta dai due Stati del Sud d’Europa.

Merkel si oppone all’idea “egoista” di Seehofer, e avverte che questo lascerebbe da soli nella gestione dei flussi migratori i paesi che geograficamente si trovano più a sud. La sua indea è quella di trovare un accordo condiviso al vertice UE del 28 e 29 giugno.

Non è un segreto che le politiche migratorie di Merkel hanno alimentato i consensi per le formazioni politiche di destra e nazionaliste. Anche l’Italia, così come l’Austria, ha visto un ‘pattern’ simile con la crescita di popolarità di Lega e M5S.

In Germania Merkel ha ottenuto il risultato più basso di sempre alle elezioni federali di quest’anno, dovendo concedere per la prima volta dei seggi a Alternative Fur Deutschland (AFD), partito anti islam di estrema destra. L’ultimo sondaggio pubblicato non fa presagire nulla di buono per la Cancelliera: in pieno dibattito sui rifugiati, la coalizione CDU-CSU perde il 4% dei voti scendendo al 30%, la percentuale più bassa dal voto di settembre.

Anche l’altro partner della coalizione, i socialisti di Martin Schulz, perdono consensi, attestandosi al 16% (-2%) nel sondaggi condotto da Forsa e commissionato da Rtl e Ntv. AFD è invece dato al 15%, mentre i Verdi al 14%, i liberali al 10% e i partiti di sinistra al 9%.

Sui mercati finanziari, il risultato delle tensioni politiche si vede riflesso più negli scambi di Borsa che lato obbligazionario. Il Dax di Francoforte è in calo di circa un punto percentuale al momento, con il rimbalzo dell’euro dai minimi toccati in scia all’atteggiamento da colomba mostrato dalla Bce giovedì scorso, che non aiutano i gruppi esportatori di Germania.

Ma la principale fonte di preoccupazione riguarda la crisi politica tedesca. Viste anche le tensioni tra il governo giallo-verde e gli altri esecutivi dei paesi europei sul flusso di migranti in arrivo sulle coste italiane, questo mese potrebbe essere decisivo non solo per il futuro della Germania, ma anche dell’Europa unita.