Cosa sono le criptovalute: tipologie e differenze

18 Gennaio 2021, di Alberto Battaglia

In epoca moderna, qualsiasi moneta che potesse definirsi tale, doveva avere spalle un’autorità che ne imponeva il corso su un dato territorio e che ne garantiva il valore, tipicamente attraverso la promessa di una convertibilità in metallo prezioso.

A partire dal 1971 il dollaro, l’ultima moneta di peso internazionale a mantenere tale convertibilità in oro, divenne anch’essa una moneta fiduciaria (Fiat money) come tutte le altre. Oggi la fiducia che i cittadini ripongono nella moneta si fonda solo sull’autorità centrale e sulla credibilità del Paese che la emette.

Criptovaluta, ovvero denaro peer-to-peer

Con le criptovalute questo paradigma, almeno sotto il profilo tecnico, può essere superato. A sorreggere queste monete, infatti, è un sistema decentralizzato, noto come blockchain, che permette di scambiare gettoni virtuali in modo sicuro, senza rischi di contraffazione e senza che a validare le transazioni ci siano autorità centrali o intermediari finanziari. E’ la peculiare tecnica crittografica unita a registri diffusi a rendere questo sistema sicuro.

L’avventura delle criptovalute ebbe inizio con queste parole, scritte dal misterioso creatore del Bitcoin, Satoshi Nakamoto:

Il Bitcoin è “una versione puramente peer-to-peer del denaro elettronico che potrebbe consentire pagamenti online direttamente da una parte all’altra senza passare per un’istituzione finanziaria”.

Se, dunque, la criptovaluta consente un passaggio di valore sicuro da una parte all’altra, è questo sufficiente a fare di essa una moneta? La risposta a questa domanda è ancora oggetto di dibattito. La presidente della Bce, Christine Lagarde, aveva recentemente affermato che “il Bitcoin non è una moneta”, ma piuttosto un asset speculativo.
E’ fuori di dubbio, infatti, che la limitata offerta di Bitcoin, che dipende da fattori tecnici nei quali non ci dilunghiamo qui, ha reso il valore di questa e di molte altre criptovalute assai volatile. Questo fattore, insieme a un atteggiamento di sospetto da parte dei consumatori, ha limitato di molto l’utilizzo delle criptovalute come mezzo di pagamento.
Al contrario le fluttuazioni di valore hanno attratto investitori speculativi di ogni sorta, ingolositi dalla prospettiva di rapidi guadagni.

Le altre criptovalute: stablecoin e cbdc

Le criptovalute possono essere progettate in diversi modi, pur continuando a sfruttare la tecnologia blockchain introdotta con il Bitcoin. Facebook, ad esempio, ha programmato il lancio di una criptovaluta che punta a rivoluzionare il panorama dei pagamenti andando a correggere il problema della volatilità tipico di Bitcoin e simili.
Il Diem, questo il nuovo nome del progetto noto fino a dicembre 2020 come Libra, sarà ancorato al valore delle valute tradizionali e in particolare al dollaro americano. Per questo tipo di criptovaluta è stato coniato il termine di stablecoin: una moneta digitale dal valore stabile. Depurata dal problema dell’incertezza sul valore, gli esercenti potrebbero denominare in Diem il prezzo dei propri prodotti e accettali come forma di pagamento con maggiore fiducia, consci del fatto che il valore di questi “gettoni digitali” cambierà di poco da un anno all’altro.

Stimolate dalla possibile concorrenza delle stablecoin nel mondo dei pagamenti, le banche centrali hanno iniziato a interrogarsi sulla possibilità di introdurre monete digitali “di Stato”. Al di là degli aspetti tecnici attraverso i quali queste Central bank digital currency (cbdc) potrebbero essere realizzate, gli elementi comuni con le criptovalute sarebbero ben pochi. Nel caso dell’euro digitale, di cui la Bce ha parlato con frequenza a partire dallo scorso ottobre, non si tratterebbe di introdurre “una moneta parallela”, bensì una diversa forma dello stesso euro che già circola sotto forma di banconote e depositi bancari.
Più nel dettaglio, l’euro digitale sarebbe la “rappresentazione digitale di una banconota” e come tale sarebbe né più né meno un’altra forma di moneta emessa direttamente dalla Bce – cosa che distinguerebbe nettamente un portafoglio in euro digitali da un deposito bancario.

Tramite l’euro digitale potrebbero essere eseguite transazioni rapide e veloci in tutta Europa. Con questa novità si potrebbe affrancare, da un lato, il sistema dei pagamenti dall’oligopolio di circuiti privati come Visa e, dall’altro, minare alla base la diffusione delle stablecoin, le cui transazioni non tracciabili, ha sostenuto la Bce, potrebbero veicolare operazioni di riciclaggio e finanziamenti ad attività terroristiche.