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Credit Suisse, DBRS Morningstar taglia il rating

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Riflettori puntati sul Credit Suisse, che finisce sotto la lente d’ingrandimento degli analisti. DBRS Morningstar ha deciso di declassare da A (low) a BBB il Long-Term Issuer Rating della banca svizzera, mentre il rating della holding di primo livello è stato portato a BBB (low) dal precedente BBB (high). I Short-Term Issuer ratings della banca sono stati declassati a R-2 (alto) e i Short-Term Issuer ratings del gruppo sono stati declassati a R-2 (medio).

Credit Suisse: perché arrivano questi declassamenti

DBRS Morningstar ha deciso di declassare i rating a lungo termine del Credit Suisse perché l’istituto bancario, secondo gli analisti, continua ad effettuare dei passi falsi, ma soprattutto mancherebbe una compliance precisa e ben coordinata. Questo comporta un visibile e pesante indebolimento del marchio a livello mondiale e della fiducia dei consumatori e degli investitori, come è stato messo in evidenza dagli elevati livelli di deflusso dei depositi nel corso del quarto trimestre 2022. A questo si aggiungono dei costi particolarmente elevati.

Il declassamento del rating riflette a pieno le preoccupazioni crescenti di DBRS Morningstar sulla capacità del Credit Suisse di ripristinare la fiducia degli stakeholder.

L’attuale volatilità del mercato che colpisce il settore finanziario a livello globale ha portato, inoltre, ad un calo significativo della capitalizzazione di mercato del Credit Suisse. Inoltre, la divisione Wealth Management, l’attività principale di Credit Suisse, non è stata resiliente come previsto e molto probabilmente questa debolezza potrebbe continuare.

Secondo DBRS Morningstar è stato di particolare importanza la presa di posizione dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA), la quale ha provveduto a confermare che il Credit Suisse soddisfa i requisiti patrimoniali e di liquidità più elevati, che sono richiesti alle banche più importanti. È risultato essere di vitale importanza anche la disponibilità della Banca nazionale svizzera (BNS) a fornire liquidità se necessario. Opportunità che la banca non si è fatta scappare, dato che utilizzerà fino a 50 miliardi di franchi, che potrebbero fornire alla banca più tempo per continuare la sua ristrutturazione.

Un upgrade dei rating è improbabile a breve termine. Se il Credit Suisse stabilizza il finanziamento a un costo ragionevole pur mantenendo una riserva di capitale sufficiente per eseguire il suo piano di trasformazione, i rating torneranno a Stable. Un ritorno a un trend stabile richiederebbe anche una stabilizzazione del marchio di Credit Suisse. Un declassamento dei rating si verificherebbe se il valore del marchio si indebolisse ulteriormente, la liquidità si deteriorasse o i livelli di capitale si indebolissero in modo significativo. Si verificherebbe anche se continuassero a verificarsi ulteriori carenze significative nella gestione del rischio.

All’orizzonte un matrimonio con Ubs

Quale potrebbe essere a questo punto il futuro del Credit Suisse? Stando a quanto riporta Bloomberg, i rappresentanti del governo elvetico e i vertici della banca avrebbero allo studio l’ipotesi di una separazione delle attività svizzere per aggregarle a quelle di un altro gruppo bancario: Ubs. Gli analisti di Jp Morgan ritengono proprio che nel futuro dell’istituto ci possa essere un’aggregazione con un rivale. Sembra, comunque, che sia Ubs che il Credit Suisse si opporrebbero ad una fusione spinta dalle autorità e dal governo elvetico.

Ubs, per il momento, sembra essere riluttante a prendersi in carico i rischi correlati della rivale in crisi, che, a sua volta, avrebbe intenzione di proseguire da sola nel piano di ristrutturazione. Le alternative sarebbero un intervento della banca centrale svizzera per garantire i depositi e iniettare capitale, oppure una gestione autonoma della crisi da parte del Credit Suisse, magari attraverso la cessione di attività a partire dall’investment bank.