Crac Etruria, Padoan contro Boschi: “Mai autorizzato nessuno”

19 Dicembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Non ho autorizzato nessun ministro a trattare della crisi di banca Etruria. Lapidaria la risposta del ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan nel corso della sua audizione dinanzi alla commissione banche.

Rispondendo a una domanda del senatore Andrea Augello di Idea, il titolare del dicastero di via XX Settembre dice che no, lui in qualità di ministro titolato a trattare i temi relativi al mondo bancario non aveva autorizzato incontri di altri ministri con banchieri o rappresentati delle istituzioni.

“Io non ho autorizzato nessuno e nessuno mi ha chiesto un’autorizzazione, la responsabilità (del settore bancario, ndr) è in capo al ministro delle Finanze che d’abitudine ne parla con il presidente del Consiglio. Ho appreso di questi specifici incontri dalla stampa. Non ho richiesto che persone o membri del governo che avessero contatti con esponenti del mondo bancario venissero a riferire a me”.

Anche se non ne fa il nome, è chiaro che Padoan si riferisca alla sottosegretaria a Palazzo Chigi Maria Elena Boschi che contattò Bankitalia e Giuseppe Vegas della Consob per la questione della fusione della banca aretina di cui il padre, Pier Luigi Boschi, era vicepresidente con la malconcia Popolare di Vicenza. Il cerchio si stringe attorno alla Boschi.

Quanto detto oggi da Padoan pone la Boschi in una condizione di millantato credito, visto che agiva all’insaputa di chi aveva la delega. Le dichiarazioni arrivano 24 ore prima della deposizione chiave di Federico Ghizzoni, ex AD di UniCredit, davanti alla commissione d’inchiesta.

Così Andrea Augello mentre il gruppo dei pentastellati riparte all’attacco:

“Il ministro dell’Economia Padoan ha scaricato Maria Elena Boschi. Ora le dimissioni sono un atto dovuto. Padoan disconosce le condotte della ex ministro, non ne condivide il metodo e dice di aver appreso degli incontri di Boschi dalla stampa. E già questo dimostra che la Boschi agiva in modo scomposto e inappropriato, senza l’avallo del governo stesso, causando una gravissima frattura istituzionale”.