Crac Coop: crisi prestiti sociali, governo si sveglia tardi

19 Settembre 2017, di Alessandra Caparello

Potrebbe essere assai più devastante di quella di Banca Etruria e Banca Marche, la bolla dei prestiti sociali delle cooperative italiane, ma il governo e le autorità si stanno muovendo solo ora per porre rimedio a quella che è un’anomalia che Wall Street Italia era stata tra i primi media a denunciare. Già l’anno scorso Federconsumatori e altre associazioni a tutela dei consumatori avevano lanciato l’allarme a Bankitalia, ma il loro appello sul momento è rimasto inascoltato.

Come dimostrano i casi della friulana CoopCa e delle Coop Operai di Trieste, entrambe finite in concordato e il cui dissesto ha interessato 20mila risparmiatori per un totale di 130 milioni di euro, i crac delle Coop hanno messo in pericolo i miliardi di euro di risparmi travestiti da investimenti sicuri che i soci avevano fatto tramite lo strumento del prestito sociale, una sorta di libretto di risparmio a condizioni vantaggiose, che consente di recuperare il denaro quando si vuole.

La crisi economica ha spinto alcune realtà locali alla chiusura e questo ha messo a rischio gli investimenti dei soci nel prestito sociale. Alcune coop sane hanno cercato in qualche modo di ridurre l’importo del prestito sociale e ricorrere ad altri canali di finanziamento, come per esempio la Coop Liguria, che è una delle più virtuose e con prestito vicino a 1, ha introdotto uno schema di depositi vincolati per due anni.

Il governo ha preso l’impegno, in colpevole ritardo, a intervenire sul sistema del prestito sociale, che vale 9,2 miliardi di euro. Di fatto si tratta di risparmi delle famiglie per la sola parte che è in pancia alle coop di consumo, ossia quelle dei supermercati e altri due miliardi invece sono nelle coop edili o agricole. L’obiettivo è quello di tutelare i risparmiatori e permettere alle coop di continuare a finanziarsi mediante questo strumento, con il quale le coop sono diventate come banche che però non devono rispondere alle norme che regolano il settore.

È stato il viceministro all’economia Enrico Morando a promettere un nuovo intervento normativo sul prestito sociale da attuarsi dopo la legge di stabilità e prima della fine della legislatura. Il tutto ruota attorno al concetto di fornire un sistema di controlli più efficace, in capo ad una autorità indipendente, e un fondo di garanzia a protezione dei risparmiatori.

“Se questi strumenti riceveranno un colpo come accaduto in questi casi sarà difficile creare lavoro. Dobbiamo trovare soluzioni, non colpevoli. Si devono creare vincoli giuridici per rimuovere le cause di quanto accaduto”.

Morando ha sottolineato che il governo, terrà conto delle istanze già avanzate in Parlamento.

“Occorre rinsaldare il rapporto di fiducia, innanzitutto valoriale, tra le cooperative ed i loro soci. Solo a Reggio Emilia dove sono fallite in sequenza Cmr, Unieco, Coopsette e Orion in ballo ci sono ben 70 milioni di euro di prestiti. È un vero dramma”.

Così il presidente della Federconsumatori Giovanni Trisolini, che sabato ha chiamato a raccolta a Reggio Emilia i soci Coop provenienti da tutta Italia i cui risparmi sono stati “traditi” dalle Coop.