Coronavirus, servono aiuti economici simili alla crisi del 2008 (10.000 mld)

4 Marzo 2020, di Massimiliano Volpe

Con un numero crescente di contagi l’emergenza coronavirus si sta allargando in tutta Europa e anche Oltreoceano creando notevoli ripercussioni anche sul fronte economico.
Le principali istituzioni sono al lavoro per far fronte a questa situazione ma dalle riunione di oggi dell’Ecofin e da quella di ieri dei ministri delle finanze dei Paesi del G7 sono usciti solo auspici e dichiarazioni di intenti senza indicare misure concrete per arginare il rallentamento della congiuntura internazionale.
Anche i governi dei singoli Paesi colpiti dal contagio si stanno muovendo molto lentamente su questo fronte.

La situazione attuale richiede però interventi più incisivi su tutti i fronti, sanitario ed economico. Un intervento shock simile ai provvedimenti presi per uscire dalla crisi del 2008. La richiesta di aiuti economici per 3,6 miliardi di euro all’Unione Europea del governo italiano sembra pertanto del tutto inadeguata.

Numerosi osservatori stanno già facendo un paragone tra la crisi del 2008 legata ai mutui subprime negli Usa e quella che potrebbe provocare una escalation dei contagi da coronavirus in Europa e Stati Uniti.

Per uscire dalla stagnazione dovuta al fallimento delle banche Usa sono state messe in campo misure straordinarie e aiuti economici enormi paragonabili solo a quelli legati alla crisi del 1929.

Basti pensare che, secondo un economista della Fed di S.Louis il piano di emergenza varato dall’amministrazione Obama il l’American recovery and reinvestment Act è costato alle casse degli americani 840 miliardi in dollari del 2009 ed è stato definito come il più grande piano di ricostruzione approvato dal governo di sempre.

Per quanto riguarda l’Europa possiamo fare riferimento al dossier sugli aiuti di Stato redatto dalla Commissione UE: dal 2008 al 2016 gli interventi diretti sul sistema bancario approvati nell’Unione per ricapitalizzazioni e svalutazioni sono stati pari a 1.400 miliardi di euro, il 10% circa del Pil continentale. Se di considerano le garanzie accessorie il conto sale a 3.600 miliardi di euro. Le cifre effettivamente stanziate sono state però la metà.

Ma non solo. Un aiuto senza precedenti è giunto anche dalle banche centrali. Per avere un’idea è sufficiente osservare i numeri dei piani di quantitative easing varati a partire dal 2008 dalla Federal Reserve e dalla Bce. Queste due banche centrali hanno varato piani di stimolo monetario per un importo stimato intorno ai 5.600 miliardi di euro.

Non è detto che siamo difronte ad una situazione del genere ma la lentezza con la quale si sta fronteggiando l’emergenza coronavirus richiede perlomeno una presa di posizione molto forte da parte delle principali istituzioni internazionali e dei governi nazionali.

Insomma qualcosa di simile alla celebre frase pronunciata dall’allora presidente della Bce Mario Draghi “whatever it takes” … (minuto 7,10) utilizzata per salvare il sistema bancario dei Paesi periferici della zona euro e la tenuta della moneta unica.