Contraffazione, costa 174 euro l’anno a ogni italiano

11 Giugno 2019, di Redazione Wall Street Italia

A cura di Vincenzo Caccioppoli

La contraffazione è un problema sempre più esteso. Ne sanno qualcosa i grandi marchi del lusso, in particolar modo quelli italiani, da anni alla ricerca di nuovi metodi per far fronte ad un fenomeno che non accenna a diminuire e che intacca inevitabilmente il loro nome e il giro di affari. Anzi con l’avvento del digitale e la diffusione dell’e-commerce, il fenomeno è visto in consistente crescita.

Secondo una nuova stima dell’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO), le perdite annuali dovute alla contraffazione e alla pirateria in 11 settori economici chiave nell’UE, ammontano a 60 miliardi di euro l’anno.

Secondo l’analisi aggiornata, le perdite complessive equivalgono al 7,4% di tutte le vendite nei seguenti settori: cosmetici e igiene personale; abbigliamento, calzature e accessori; articoli sportivi; giocattoli e giochi; gioielleria e orologi; borse e valigie; musica registrata; alcolici e vini; prodotti farmaceutici; pesticidi e smartphone.

Dato che i produttori legittimi producono meno di quanto avrebbero fatto in assenza di contraffazione, offrendo quindi lavoro a meno manodopera, l’analisi stima che in questi settori, in tutta l’UE, le perdite dirette arrivino fino a 468 000 posti di lavoro. Detto questo si stima che in Italia le perdite annuali dovute alla contraffazione e alla pirateria ammontino a 10,5 miliardi di euro, pari al 10,1% delle vendite negli 11 settori.

Nel complesso, secondo l’analisi, il valore complessivo delle vendite perse in Italia è pari a 174 euro per cittadino italiano ogni anno. Quella pubblicata dall’EUIPO è la seconda valutazione settoriale dell’impatto economico della contraffazione e della pirateria in settori economici chiave, noti per essere vulnerabili alle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale.

Abbigliamento, in UE persi 28,4 miliardi di vendite l’anno

Lo studio stima che, sin dalla prima analisi del 2018, il volume delle vendite perse è diminuito a livello dell’UE in tutti i settori esaminati, tranne due: abbigliamento, calzature e accessori, nonché cosmetici e igiene personale. Il settore dell’abbigliamento, delle calzature e degli accessori è il più grande di tutti i settori esaminati in termini di volume delle vendite e di occupazione.

Secondo le stime, in tutta l’UE, il settore ha perso vendite pari a circa 28,4 miliardi di euro ogni anno, ovvero il 9,7% delle vendite complessive.

In Italia, le vendite perse nel settore dell’abbigliamento, delle calzature e degli accessori dovute alla contraffazione, sono stimate a circa 6,4 miliardi di euro all’anno, pari a circa il 13,7% delle vendite. Secondo il rapporto, la presenza sul mercato di merci contraffatte porta a una perdita stimata di 7 miliardi di euro per il settore dei cosmetici e dell’igiene personale nell’UE. Ciò equivale al 10,6 % di tutte le vendite nel settore.

In Italia, la perdita stimata per il settore dei cosmetici e dell’igiene personale è di 710 milioni di euro, pari al 9% di tutte le vendite nel settore.

Il Direttore esecutivo dell’EUIPO, Christian Archambeau, ha dichiarato: «L’Europa dipende da settori industriali come questi per la crescita e la creazione di posti di lavoro, e la nostra attività di ricerca mostra come la contraffazione e la pirateria mettano a rischio la crescita e l’occupazione. Quest’analisi dell’EUIPO è volta a sostenere i responsabili politici nell’elaborazione di soluzioni a questo problema e a sensibilizzare i consumatori dell’UE alle conseguenze economiche della contraffazione e della pirateria a un livello più ampio».

Forse questa tematica dovrebbe in un paese come il nostro patria del design e dei marchi del lusso in ogni settore dovrebbe essere una tematica al centro dell’attenzione della politica. Invece il tema viene sempre affrontato con superficialità. E anche per questo motivo che sempre di più le nostre aziende del lusso sono costrette a cedere alle lusinghe delle grandi multinazionali del lusso, ben più forti e preparate per combattere questa difficile battaglia.

Inutile poi lanciare proclami a favore della italianità dei marchi importanti della moda del design e del cibo, se poi non si fa quasi nulla per tutelare il loro fondamentale Know How.

Per contattare l’autore: vcaccioppoli@gmail.com