Conto bloccato se il nome è quello di un sospetto terrorista

8 Giugno 2017, di Alberto Battaglia

Nemmeno negli Stati Uniti il conto in banca non è sempre un porto sicuro, anche se stavolta il bail-in non c’entra nulla. Si tratta piuttosto delle stringenti regole anti-terrorismo del Paese, le quali sono in grado di intervenire fino al punto di congelare il conto corrente, nel caso l’intestatario dovesse avere un nome simile a quello presente nella “lista nera” dei terroristi tenuta dal governo. Il suo nome: Specially Designated Nationals and Blocked Persons List.

A dare conto di quest’eventualità è l’edizione americana dell’Huffington Post. Più precisamente, nella lista di nominativi attenzionati dalle forze federali (1026 pagine) si trovano non solo i presunti terroristi noti alle autorità, ma anche le persone sospettate di essere loro fiancheggiatori o finanziatori. In possesso del governo, spesso, non ci sarebbero molti dati identificativi al di là del nome: per questo potrebbe configurarsi il caso di scambi di persona.

L’Huffington Post ha citato un caso in cui un cittadino californiano, Muhammed Ali Khan, dipendente presso la società di consulenza sofware Fullerton, si era visto negare la possibilità di aprire un conto di risparmio per la pensione. La ragione: il suo cognome e la sua seconda iniziale combaciavano con quelli di un finanziatore di un gruppo terroristico pakistano, Mohammad Naushad Alam Khan. Per il malcapitato, in questo caso, i danni non sono stati particolarmente persistenti (ha dovuto “solo” spendere un po’ di tempo per spiegare dell’errore delle autorità); tuttavia per altre persone in situazioni analoghe i danni si sono rivelati più seri. Il congelamento del conto in banca, come dicevamo in apertura, ma anche l’impossibilità di prenotare un albergo, di acquistare un biglietto aereo o di aprire un mutuo. Insomma, in questa forma di disagio è il cittadino ad essere tenuto di dimostrare la propria innocenza, in cambio non è prevista alcuna compensazione. “E’ un vero problema”, ha affermato l’ex funzionario del Tesoro Usa Peter Djinis, “uno svantaggio per le persone che hanno per caso il nome simile a quello di qualcuno presente nella lista”.
A finire nel mirino del blocco del conto in banca non sono solo soggetti il cui nome ha sonorità mediorientali: di recente, infatti, avrebbero subito questo provvedimento anche alcuni reporter di Russia Today e personale dello stato russo.