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Consob, chi comanda a Piazza Affari

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Chi comanda le società quotate a Piazza Affari? Il governo delle società quotate italiane continua a connotarsi per la prevalenza del modello tradizionale, con le famiglie imprenditoriali che continuano a essere i principali azionisti di riferimento, secondo quanto emerge dalla decima edizione del Rapporto Consob sulla corporate governance per l’anno 2021, evidenziandone assetti proprietari, organi sociali, assemblee e operazione con parti correlate.

Piazza Affari, chi comanda

A fine 2020, le società italiane quotate sull’MTA (Mercato telematico azionario) sono 225, con una capitalizzazione complessiva superiore a 486 miliardi di euro. Più della metà appartiene al settore industriale, corrispondente al 34% circa del valore totale di mercato, mentre il settore dei servizi e quello finanziario contano ciascuno per il 22% degli emittenti quotati, pari rispettivamente a poco più del 36% e del 30% della capitalizzazione complessivi.

Negli ultimi anni, dice il rapporto dell’Autorithy guidata da Paolo Savona, la concentrazione proprietaria delle imprese è lievemente diminuita. La quota del primo azionista a fine 2020 è pari in media al 47,6% del capitale a fronte del 48,3% nel 2018, mentre la quota del mercato è pari al 40% del capitale a fronte del 39,5% nel 2018.
In linea con gli anni precedenti, le famiglie continuano a essere i principali azionisti di riferimento, controllando il 64% delle imprese quotate, in prevalenza di minori dimensioni (incluse nell’indice Star o non incluse in alcun indice) e operanti nel settore industriale.
Lo Stato e gli altri enti locali rappresentano l’azionista di riferimento in circa una società su 10, in prevalenza di maggiori dimensioni e appartenenti al settore dei servizi.

Per la prima volta nell’ultimo decennio inoltre, aumenta la presenza degli investitori istituzionali italiani, che detengono una partecipazione rilevante in 18 società quotate. soprattutto di piccole dimensioni. Per gli istituzionali esteri si conferma la propensione a investire in società a medio-alta capitalizzazione.
Con riguardo al tipo di investitore istituzionale, emerge una riduzione delle quote detenute da asset manager (da 48 nel 2019 a 41 nel 2020), mentre rimangono stabili le partecipazioni rilevanti di banche e assicurazioni e degli investitori cosiddetti attivi, ossia fondi sovrani e private equity (rispettivamente, 14 e 29 partecipazioni a fine 2020).

Governo societario e organi di amministrazione

La governance delle società quotate italiane, dice il Rapporto, continua a connotarsi per la netta prevalenza del modello di governo tradizionale (a fine 2020 solo quattro imprese hanno scelto il modello monistico e una il dualistico). I consigli di amministrazione (CdA) sono stabilmente composti da circa dieci membri.

Per quanto riguarda le caratteristiche dei membri degli organi di amministrazione delle società quotate italiane, emerge che gli amministratori risultano avere un’età media di circa 57 anni, sono stranieri nel 5,5% dei casi e sono collegati all’azionista di controllo da legami familiari nel 16% dei casi (amministratori family); l’89% dei consiglieri è laureato e di questi quasi il 27% ha un titolo post-lauream.

Con riguardo al background professionale, prevale il profilo manageriale (66% dei casi). Le caratteristiche dei membri del board variano in relazione al settore di attività, alle dimensioni della società e all’azionista di riferimento. In linea con l’anno precedente, l’età media si abbassa di circa due anni nel settore dei servizi e nelle imprese pubbliche, mentre nelle società del Ftse Mib e nelle imprese controllate da istituzioni finanziarie è più elevata l’incidenza di membri stranieri e di membri laureati.
Gli emittenti del settore finanziario, di maggiori dimensioni e a controllo pubblico registrano una maggiore presenza di accademici rispetto alla media (pur rimanendo prevalente il profilo manageriale). La frequenza degli amministratori family, presenti nelle sole imprese a controllo familiare con un peso pari al 26% del totale degli incarichi, registra un valore maggiore nel comparto industriale e nelle società appartenenti all’indice Star (attestandosi attorno al 22%

Infine, il Rapporto censisce per la prima volta le competenze degli amministratori delle società medio – grandi per quanto riguarda la sostenibilità. In particolare, a fine 2020 la quota di incarichi di amministrazione ricoperti da consiglieri con competenze di sostenibilità è pari al 14,6% mentre il dato si attesta al 16% con riferimento alle competenze digitali.
Gli emittenti con almeno un consigliere con competenze di sostenibilità o digitali si attesta, rispettivamente, a circa il 72% e a poco più del 74%, mentre il 28% conta amministratori con entrambi i profili.

In conclusione, con riguardo alla gender diversity, a fine 2021 il 41% degli incarichi di amministrazione nelle società quotate è esercitato da una donna, dato che rappresenta il massimo storico osservato sul mercato italiano, anche per effetto dell’applicazione delle normative sulle quote di genere. L’ingresso delle donne nei board ha concorso a modificarne le caratteristiche, abbassando l’età media dei membri, innalzandone la quota di laureati e aumentandone la diversificazione dei profili professionali.