Consob accende i fari sulle cripto-attività: “serve disciplina specifica”

3 Gennaio 2020, di Mariangela Tessa

Sulle offerte iniziali e gli scambi di cripto-attività è necessaria “una disciplina specifica idonea a fornire un nuovo quadro di riferimento per operatori e investitori”.

E’ la conclusione a cui è giunta la Consob, Commissione nazionale per le società e la Borsa, pubblicando il documento finale sull’argomento dopo un’ attività di studio e consultazione durata nove mesi, che si riferisce in particolare alle Ico, le Initial coin offering, cioè il finanziamento di progetti imprenditoriali con l’emissione e l’offerta al pubblico di token basati su criptovalute.

Il documento vuol essere un contributo al dibattito, elaborato in vista dell’eventuale definizione di un regime normativo in ambito nazionale che disciplini lo svolgimento di offerte pubbliche di cripto-attività e delle relative negoziazioni.

Il rapporto chiarisce innanzi tutto gli aspetti definitori delle cripto-attività ai fini della normativa proposta, soffermandosi poi sul regime delle piattaforme per l’offerta di cripto-assets di nuova emissione, sui sistemi di scambi nonché sui cosiddetti “servizi di portafoglio digitale” per la custodia e il trasferimento delle cripto-attività.

Primo passo per soluzioni normative

L’obiettivo di questo esercizio è quello di individuare possibili soluzioni normative per disciplinare alcune cripto-attività che non sono assimilabili agli strumenti finanziari e che pertanto richiedono una disciplina specifica idonea a fornire un nuovo quadro di riferimento per operatori e investitori.

Per arrivare alla definizione del documento Consob ha promosso un confronto pubblico che ha coinvolto gli operatori di mercato attraverso la pubblicazione, il 19 marzo scorso, di un documento per la discussione, seguito da un public hearing che si è tenuto il 21 maggio all’università Bocconi di Milano.

L’allarme del Parlamento Ue

Lo studio della Consob arriva un mese dopo circa, l’allarme lanciato dalla commissione Affari economici del Parlamento europeo secondo cui l’utilizzo di cripto-valute quale mezzo alternativo alla moneta circolante desta problemi in termini di sostenibilità finanziaria. nella proposta di modifica della direttiva sui prestatori di servizi a pagamento.

I deputati europei della commissione Affari economici hanno ricordato che

“allo stato attuale, dato che i pagamenti vengono eseguiti solo in un numero limitato di casi attraverso piattaforme di scambio di valute virtuali, tali piattaforme non sono considerate fornitori di servizi di pagamento come definiti nella direttiva 2015/2366”. Ciò nonostante, denunciano, “esiste tuttavia il rischio di frode IVA, sebbene attualmente limitato”.