Consob: 80% famiglie italiane non compra azioni o bond

9 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

(in aggiornamento)

Milano – Il mercato finanziario continua a non attrarre le famiglie. Anche nel 2010 l’80% non ha investito in prodotti finanziari cosiddetti “rischiosi”, come azioni, bond, fondi o polizze vita, ma possiede solo depositi, risparmio postale e Titoli di Stato. La quota è pressochè stabile negli ultimi due anni. E’ quanto rileva la relazione annuale della Consob.

Passando a considerare, nel dettaglio, le varie categorie di strumenti finanziari, la percentuale di investitori retail che possiede obbligazioni bancarie è cresciuta al 10,5% dall’8,9% del 2009, attestandosi su livelli superiori al periodo antecedente la crisi.

La percentuale di famiglie che investono in fondi o Sicav è rimasta stabile all’8%, il grado di diffusione dei Titoli di Stato è cresciuto dall’11,9% al 13,4%. Nel 2010 l’esposizione delle famiglie italiane verso i prodotti strutturati è cresciuta, passando da 199,3 a 212,8 miliardi di euro (+10,2%). L’elevato grado di diffusione presso gli investitori retail di obbligazioni e prodotti strutturati – si legge nel rapporto – è in parte ascrivibile alla scarsa diffusione del servizio di consulenza.

Sulla base dei dati di sondaggio della Gfk Eurisko la quota delle famiglie che nel 2010 ha ricevuto servizi di consulenza è stata pari all’8%. Alla base della scarsa diffusione del servizio di consulenza c’è la percezione che la prestazione sia condizionata da conflitti di interesse. E’, inoltre, significativamente aumentata la quota di famiglie che ritengono che il servizio di consulenza abbia un basso valore aggiunto.

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Milano – “Da sempre la legislazione italiana ha fortemente privilegiato la contendibilità, limitando la possibilità di difesa delle società a fronte di scalate ostili”. Così il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, parla della disciplina sulle offerte pubbliche d’acquisto (Opa) nel suo primo discorso al mercato.

In particolare, secondo Vegas, “per disporre di una visione completa del problema è necessario tenere da conto dell’impatto che le regole sulle Opa, interagendo con le norme che disciplinano le modalità di esercizo del controllo, generano sull’attrattività prospettiva della piazza finanziaria italiana per imprese e investitori”. “Da sempre – ha aggiunto – la legislazione italiana ha fortemente privilegiato la contendibilità, limitando le possibilità di difesa delle società a fronte di scalate ostili. L’effetto indesiderato è stato quello di accentuare la chiusura degli assetti proprietari delle imprese”.

Inoltre, il presidente della Consob, ricordando a tal proposito gli ordinamenti di altri Paesi (tra cui quello Usa che non ha l’istituto dell’Opa), “dove c’é una maggiore disponibilità di strumenti di rafforzamento del controllo o in termini di maggiori possibilità di difesa”, ha spiegato che “l’introduzione di strumenti di sperazione tra proprietà e controllo è un tema che richiede approfondite riflessioni, mentre l’ampliamento delle possibilità di difesa delle società quotate è una strada immediatamente percorribile”.

“E’ necessario un sistema di norme chiare e di semplice applicazione supportato da un sistema sanzionatorio inflessibile”. La Commissione, spiega Vegas, deve sanzionare soprattutto violazioni gravi e non le ‘bagatelle’, valorizzando l’attività ispettiva.

Per il presidente della Consob occorre “potenziare il ruolo del mercato azionario” e contestualmente “allontanarsi dalla struttura bancocentrica”.