Confindustria vede grigio sull’Italia: “Scenario incerto”

18 Luglio 2022, di Mariangela Tessa

Si addensano le nubi sull’economia italiana che, complice la crisi energetica, si trova ora a dover far fronte a uno scenario “molto incerto”. È quanto rileva il Centro Studi di Confindustria nel suo ultimo rapporto mensile “Congiuntura flash”, in cui delinea un futuro se non poco confortante sicuramente poco decifrabile con certezza per il futuro economico del nostro Paese. Un futuro in cui dovremo fare i conti con “la risultante di fattori che agiscono in direzioni opposte” e “forze contrastanti”.

Forze negative come quelle dei rincari di energia e alimentari, i tassi di interesse più alti e lo spread sovrano più ampio, il commercio internazionale debole. Elementi più positivi, invece, sono la fine delle restrizioni anti- Covid e la stagione calda che spingono il turismo, la crescita delle costruzioni, la resilienza dell’industria e, infine, “il risparmio accumulato che protegge i consumi“.

Intanto lo scenario dell’inflazione “sta peggiorando nell‘eurozona“, dove si prospetta “troppo alta e troppo a lungo”. Se “fino a qualche mese fa la maggioranza dei previsori si aspettava che l’impennata dell’inflazione fosse temporanea e che, una volta cessate le tensioni sulle commodity, si sarebbe vista una rapida discesa”, oggi, invece, abbiamo di fronte una “inflazione più persistente“, scrivono nel report.

Imprese verso un aumento dei prezzi secondo Confindustria

Il centro studi dell’associazione degli industriali evidenzia infine il ruolo “shock absorber delle imprese” che hanno scaricato l’aumento dei costi di produzione più sui margini che non sui prezzi. Ma avverte: “Non per sempre”. Quanto possibile è già stato fatto: “Il tentativo delle imprese italiane di evitare un’ulteriore forte erosione dei margini, che sarebbe insostenibile, si riverserà su vari prezzi al consumo, tenendo alta l’inflazione”. Confindustria inoltre scrive:

“L’aumento annunciato dei tassi ufficiali, legato proprio a tale scenario per i prezzi, aiuterà a frenare le aspettative di inflazione e potrebbe limitare il trasferimento dei rincari ai beni industriali. I prezzi di energia e alimentari, però, dipendono da fattori esogeni, fuori del controllo della Bce: il loro sentiero, in questa fase particolare, è legato all’incerta evoluzione del conflitto”.

Lo studio arriva all’indomani dei dati resi noti in Parlamento dall’Arera, e in cui si è evidenziato come la situazione della crisi energetica da momentanea stia diventando strutturale e, quindi, insostenibile. L’energia appare “vicino al picco” e per l’industria c’è un “quadro complicato. Gli indicatori continuano a fornire segnali discordanti”.

Nell’analisi di Confindustria incide anche “l’euro indebolito sul dollaro” che “aiuta l’export, ma alza i prezzi dei beni importati”.