Euro verso la parità con il dollaro: pro e contro dell’indebolimento della valuta unica

12 Luglio 2022, di Mariangela Tessa

Per la prima volta da vent’anni, il dollaro e l’euro sono vicinissimi alla parità. In mattinata la moneta unica è arrivata a sfiorare la parità a 1,000485 contro il biglietto verde, per poi tornare a 1,0015. L’indebolimento della valuta europea è acuita dalla crisi energetica che si fa sempre più pesante per l’Europa, che di fatto aumenta i timori di una recessione in arrivo.

La moneta americana fa la sua parte: il dollaro è sui massimi da vent’anni nei confronti delle principali valute, mentre il mercato mette in conto una Fed ancora più aggressiva del previsto e il dollaro viene trattato come bene rifugio, in una fase di grande incertezza per i mercati. Con un euro sceso ai minimi da 2002, si aprono nuovi scenari per l’economia europea.  E quindi italiana. Alcuni positivi, altri meno. Vediamo i principali.

I pro dell’euro debole

Per le nostre industrie esportatrici l’euro debole è una ottima notizia. Significa potere esportare nel mercato americano a prezzi inferiori e realizzare maggiori profitti. Cosa che sta già avvenendo, come ha rivelato nei giorni scorsi un’analisi della Coldiretti sulle esportazioni dei prodotti agroalimentari.

 “Sotto la spinta dell’euro debole con un balzo del 19% è record storico per le esportazioni agroalimentari made in Italy nel 2022, con oltre un terzo del valore che viene realizzato fuori dai confini dall’Unione europea” ha rivelato l’associazione, sulla base dei dati Istat sul commercio estero relativi al primo quadrimestre dell’anno. Nonostante i mesi di guerra le esportazioni alimentari nazionali sono addirittura in aumento sul record annuale di 52 miliardi fatto registrare nel 2021 con i Paesi fuori dall’area euro, che fanno segnare le migliori performance, anche se a preoccupare è l’aumento esplosivo dei costi di produzione determinati dai rincari per l’import energetico. Un vero boom si è verificato nel Regno Unito con un +25% che evidenzia come l’export tricolore si sia rivelato più forte della Brexit, dopo le difficoltà iniziali legate all’uscita dalla Ue mentre gli Stati Uniti mettono a segno un tasso di crescita del 19% e si classificano al terzo posto tra i principali clienti mondiali del Made in Italy a tavola”.

Il deprezzamento dell’euro rappresenta un’ottima notizia anche per il turismo. Il principio in questo caso è capovolto rispetto a prima. Il tasso di cambio vantaggioso, infatti, potrebbe incentivare i turisti americani a scegliere le destinazioni europee come meta per le proprie vacanze, approfittando dei costi minori. Viceversa per gli europei saranno meno convenienti le vacanze negli Stati Uniti.

Per gli stessi motivi appena citati, i beni presenti nei nostri negozi risulteranno molto più competitivi rispetto a quelli acquistati in patria. E visto che per molti l’Italia è una meta preferita soprattutto per lo shopping, è facile immaginarsi – con la moneta unica così debole – ottimi affari per i rivenditori italiani.

I contro dell’euro debole

Ma l’impennata del dollaro non è sempre una buona notizia per le nostre imprese. Se è vero che con l’euro debole per le imprese europee diventa “più facile” vendere i propri prodotti negli Stati Uniti, l’aumento del prezzo delle materie prime, da sempre commerciate in dollari, rischia di aumentare i costi di produzione.

Il pericolo è quello di un aumento dell’inflazione importata, che si traduce in bollette più salate. Un assaggio lo abbiamo già avuto: il petrolio è aumentato dell’8% dal primo gennaio, a causa del calo dell’euro, così come le importazioni di altre materie prime denominate in valuta estera.