Class action europea, via libera dal parlamento ue

25 Novembre 2020, di Alberto Battaglia

I cittadini di tutti i 27 Paesi membri Ue avranno presto la possibilità di presentare class action, attraverso regole armonizzate in tutte le giurisdizioni del Vecchio Continente. E’ quanto prevede una nuova direttiva europea approvata in seconda lettura dall’Europarlamento che sarà implementata nel diritto nazionale dei vari Paesi nel giro di due anni.

I cambiamenti non saranno particolarmente rilevanti in Italia, che assieme ad altri cinque altri Paesi, era fra i pochi ordinamenti che già prevedevano un sistema per le cause collettive in linea con i requisiti dell’Organizzazione europea dei consumatori. Gli altri stati già organizzati su questo fronte sono Francia, Belgio, Portogallo, Spagna e Svezia.

Ma per i restanti 21 Paesi membri la novità introdotta dalla direttiva consentirà ai rispettivi consumatori di imbarcarsi contro grandi aziende attive a livello transfrontaliero, sul modello di quanto già avviene, ad esempio, negli Stati Uniti.

Questo permetterà, fra le altre cose, di parcellizzare i costi legali che, in caso contrario, si farebbero proibitivi per i singoli consumatori.

Class action, la lezione del caso Dieselgate

La spinta propulsiva dalla quale è partito l’iter di questa direttiva è stata impressa dallo scandalo Dieselgate. Quest’ultimo aveva danneggiato i consumatori europei esattamente quanto quelli americani, anche se questi ultimi avevano potuto avvalersi di maggiori strumenti legali per ottenere i risarcimenti dalle case automobilistiche. Strumenti di cui l’Ue, adesso, è pronta a dotarsi.

“Con questa nuova direttiva abbiamo trovato un equilibrio tra una maggiore protezione dei consumatori e la possibilità di dare alle imprese la certezza giuridica di cui hanno bisogno”, ha commentato il relatore della direttiva Geoffroy Didier (Ppe), “in un momento in cui l’Europa è messa a dura prova, l’Ue ha dimostrato di potersi adattare a nuove realtà, e di proteggere meglio i suoi cittadini offrendo loro nuovi diritti concreti in risposta alla globalizzazione e ai suoi eccessi”.