Citi: aumentano rischi di una recessione globale

25 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Il rischio che l’economia globale scivoli in una recessione sta salendo, causa la debolezza persistente dei fondamentali. L’allarme è arrivato dagli analisti di Citigroup.

“Ci troviamo al momento in un contesto altamente precario per la crescita globale e per i mercati degli asset, dopo due-tre anni di calma relativa”, si legge nella nota del colosso bancario Usa, che fa notare come la crescita sia stata “insolitamente debole” nel quarto trimestre a un tasso di appena +2% su base annua. Citi continua: “Il deterioramento dell’outlook globale più recente è dovuto al moderato peggioramento delle prospettive delle economie avanzate, al forte aumento dell’incertezza sull’outlook di queste economie (soprattutto quella degli Stati Uniti) e all’irrigidimento delle condizioni finanziarie altrove”.

Allo stesso tempo, prosegue la nota, rimangono vive le preoccupazioni sul rallentamento ciclico e strutturale della Cina e sul suo regime dei cambi “insostenibile”. Citi cita tra gli altri fattori di rischio a livello mondiale l’eventuale concretizzarsi di uno scenario Brexit.
Fondamentale precisre tuttavia che Citigroup definisce recessione globale quella situazione in cui il Pil mondiale sale a un tasso inferiore al 2%: una interpretazione, quella della banca, decisamente diversa da quella studiata sui libri, dove per parlare di recessione tecnica si devono manifestare due trimestri consecutivi di crescita negativa del Pil.
Citigroup non ritiene inoltre neanche che l’economia scivolerà nella sua concezione personale di recessione, almeno nel suo scenario base, dal momento che stima un rialzo del Pil su base globale a un tasso +2,5% nel 2016 – basandosi sui dati statistici ufficiali – e attorno al +2,2% – considerando la possibilità che i dati in arrivo dalla Cina non vengano misurati in modo corretto.

Detto questo, le stime sono decisamente al di sotto di quelle del Fondo Monetario Internazionale, che prevede una crescita del PIl, per quest’anno, del 3,4% su base globale, in rialzo rispetto alle attese +3,1% per il 2015. Allo stesso tempo, proprio l’Fmi nella giornata di ieri ha avvertito che potrebbe rivedere al ribasso le attese per il 2016.

Citi è particolarmente preoccupata per la crescita Usa:

“Se l’economia Usa dovesse smorzarsi, sarebbe difficile identificare una qualsiasi economia tra le principali che potrebbe agire come motore di crescita per il mondo, nel breve termine”, notando che la Cina, appunto, sta rallentando. “Un rallentamento negli Stati Uniti, anche senza recessione, rappresenterebbe sempre un ostacolo per l’economia mondiale; a questo punto, potrebbe rendere la recessione globale così come la definiamo quasi inevitabile”.

Ancora:

“Il danno alle condizioni di crescita globale arriverebbe da tre fonti: il deterioramento globale delle condizioni finanziarie, la domanda più debole da parte degli Stati Uniti e l’indebolimento più ampio del sentiment sia dei consumatori che delle aziende (attraverso il contagio)”.

Altra fonte di preoccupazione sono per le Citi le principali banche centrali del mondo, che potrebbero non intervenire:

“Nessun grande stimolo potrebbe essere in arrivo nel breve periodo, nell’attuale contesto di debolezza” (nonostante le scommesse degli investitori su un imminente intervento della Bce)”.