Citi: a rischio tenuta BTP e bond Eurozona

17 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il calo del costo del rifinanziamento del debito delle economie più deboli dell’area euro negli ultimi due anni ha consentito all’Eurozona di lasciarsi alle spalle la fase più acuta della crisi del debito. Eppure sembra che tutto questo stia volgendo al termine.

E’ in atto il Quality Review Asset della Bce (revisione della qualità dell’attivo): un esame degli asset nei bilanci delle banche che la Bce dovrà concludere entro ottobre 2014, alla vigilia dell’assunzione della vigilanza bancaria.

È il terzo pilastro di un’operazione di trasparenza sul settore creditizio che comprende una valutazione generale del rischio e stress test per verificare la tenuta dei conti in situazioni a rischio. Queste misure, atte a ridare fiducia ai mercati sul settore finanziario europeo, potrebbero però causare un’inversione di rotta: le banche dell’Eurozona potrebbero infatti essere costrette a vendere gli asset più rischiosi, e la corsa dei prezzi di Btp e Bonos potrebbe volgere al termine.

Se si esamina infatti il grafico di Citi FX (allegato), si nota come il rally dei bond periferici sia stato alimentato non dall’interesse degli investitori esteri, ma dalle banche che hanno acquistato gli stessi bond. [ARTICLEIMAGE]

Non è un mistero che le banche italiane abbiano utilizzato i corposi finanziamenti arrivati dalla Bce attraverso le operazioni di LTRO non per sostenere i fondamentali dell’economia, quanto piuttosto per fare incetta di BTP, aumentandone artificialmente il valore. E’ naturale dunque che un eventuale smobilizzo dei bond da parte delle stesse banche, ne farebbe scendere il valore.

Mantenere bassi i rendimenti è importante non solo per l’Italia e la Spagna, ma anche per il resto dell’Eurozona.

Quando i rendimenti a 10 anni di titoli spagnoli e italiani si sono attestati attorno alla pericolosa soglia del 7%, livello in corrispondenza del quale altre economie dell’area euro come l’Irlanda e la Grecia si sono viste costrette a chiedere gli aiuti ai creditori internazionali, entrambi i paesi sembravano essere pericolosamente vicini al bisogno di chiedere un bailout.

La Spagna aveva già richiesto un piano di salvataggio per le sue banche, dopo lo scoppio della bolla immobiliare, ma aveva comunque evitato un pieno salvataggio in stile greco.

Italia e Spagna sono la terza e la quarta maggiori economie della zona euro, per cui qualsiasi minaccia alla loro stabilità, specialmente se uno dei due Paesi dovesse avere bisogno di un piano di aiuti, potrebbe influenzare l’intera regione, riportando i timori sulla sopravvivenza stessa del progetto euro.