Cina, banche in pericolo. Alert su problema recupero crediti

11 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – L’autorità di controllo delle banche in Cina, la China Banking Regulatory Commission (CBRC) ha diramato una nota in cui ha chiesto agli istituti di agire per affrontare e prevenire il problema dei crediti non performanti.

L’autorità, inoltrata alle banche joint-stock e a quelle commerciali, ha lanciato un avvertimento sui rischi legati alla condizione di capacità in eccesso che caratterizza diversi settori; una condizione che mina la redditività di diverse aziende, e che di conseguenza mette a rischio il loro merito creditizio, e dunque la loro capacità di rimborsare i prestiti che hanno ricevuto dalle banche.

Un problema che mette a serio rischio la stabilità del sistema finanziario della Cina, che ha visto i propri crediti non performanti più che raddoppiare nel 2015 rispetto al 2014, sulla scia del forte rallentamento del Pil, che ha segnato il tasso di crescita più debole in oltre venti anni.

La Commissione ha così chiesto in modo spefifico alle banche joint-stock – di fatto quelle banche il cui capitale è detenuto da diversi investitori, banche che possono essere legate al governo o private – di valutare il rischio dei loro crediii e le perdite potenziali di asset che potrebbero verificarsi nel caso in cui le aziende che hanno ricevuto i prestiti potrebbero causare, nel non riuscire a onorare quanto dovuto.

Le banche, stando a quanto risulta da un articolo di Reuters, sono state invitate anche ad accelerare lo smobilizzo dei crediti non perfomanti e a indagare su metodi innovativi per gestirli.  Il settore è stato incoraggiato a dare il via a progetti di investimento pilota e a operazioni di cartolarizzazione degli asset, al fine di dotarsi di un livello di  liquidità che possa essere reputato sufficiente ad affrontare il problema del mancato recupero dei crediti.

Alle banche commerciali che operano nelle città, la CBRC ha chiesto di rafforzare i controlli sui rischi legati ai prestiti che erogano a favore di determinate industrie, che continuano ad andare avanti in un contesto di eccesso di capacità, e che sono attive soprattutto nella produzione di acciaio e carbone. Gli istituti sono stati invitati a creare anche dei fondi di liquidità.