Challenger bank: ecco cosa vogliono gli utenti dalla banca di domani

28 Luglio 2021, di Alessandra Caparello

La banca di domani sarà sempre più Challenger bank.  Dovrà garantire un’esperienza d’uso accattivante, estrema facilità di registrazione e servizi a valore aggiunto sempre più evoluti per quanto riguarda risparmio e investimenti, ma anche impegno in cause sociali di interesse generale.

Così emerge da un’indagine condotta dalla challenger bank HYPE su un campione rappresentativo dei suoi oltre 1 milione e 450 mila clienti che confermano una sempre maggiore propensione all’utilizzo di soluzioni puramente digitali per la gestione del proprio denaro. L’indagine si è soffermata sull’analisi delle risposte di 6.700 utenti circa i driver che li hanno guidati nella scelta della propria banca di riferimento e circa le loro aspettative per il prossimo futuro.

E viene confermato un fenomeno in ascesa, ossia il progressivo imporsi sul mercato delle challenger bank.

Challenger bank: identikit dell’utente tipo

Dall’indagine di HYPE emerge che l’utente tipo della banca digitale ha anche un conto tradizionale, ma non si reca quasi mai in filiale. Molti degli intervistati si sono avvicinati a una realtà digitale nonostante il 77% di loro avesse già un proprio conto corrente tradizionale. Si tratta di persone che nel 62,6% dei casi visitano fisicamente la loro filiale tra le zero e le due volte all’anno. Quasi l’80% non supera le quattro visite nell’arco di 365 giorni. Oltre alla volontà di recarsi in filiale il meno possibile, gli altri motivi che hanno spinto gli utenti ad aprire un conto presso una challenger bank sono stati la convenienza economica (25,8% delle risposte), e, soprattutto, una più semplice fruizione dei servizi (29,9%).

Tra tutti gli interpellati, solo il 13,3% utilizza quello presso la banca digitale come proprio conto principale. Al di là di questo, i servizi bancari puramente digitali si stanno ritagliando una fetta di fiducia sempre più consistente tra i fruitori.

I motivi per cui gli utenti scelgono una challenger bank vanno da una registrazione totalmente digitale, facile e veloce e un’offerta bancaria completa e più vicina alle esigenze. L’ aspetto più apprezzato tra gli utenti delle banche digitali sono i servizi a maggior valore aggiunto rispetto all’home banking del conto tradizionale (28,1% delle risposte). Seguono il cashback sugli acquisti online e il cashback di Stato (11,2%). Di grande impatto e, per quasi un utente su tre, decisiva per scegliere come banca una realtà completamente digitale, è stata la possibilità di effettuare la registrazione in modo totalmente digitale, direttamente da smartphone.

Il 22,3% degli utenti inoltre, emerge dalla ricerca di Hype, hanno scelto una realtà completamente digitale come banca perché questa riesce a garantire un’offerta completa rispetto alle loro esigenze. Il 18,6% ritiene di aver fatto una scelta premiante anche in prospettiva, poiché è convinto che una banca di nuova generazione saprà seguire meglio nel tempo l’evoluzione delle sue finanze personali e la loro gestione.
Rimane alta la percentuale di chi ha scelto un istituto di nuova generazione per motivi di convenienza economica (25,8%), ma è in calo rispetto al 31,3% che rispondeva così nel 2019. L’esperienza d’uso delle loro app per gli utenti rimane centrale; a ritenerla importante o molto importante sono, infatti, oltre l’84% degli intervistati. Il 70% di questi si dice, inoltre, d’accordo o molto d’accordo sul fatto che l’evoluzione dei servizi di HYPE risponda alle sue aspettative.

Come sarà la banca del futuro

Per quanto riguarda i nuovi servizi che gli utenti vorrebbero prossimamente disponibili sulle loro piattaforme digitali, al primo posto, desiderato dal 20,9% dei rispondenti, c’è il cashback immediato sugli acquisiti in negozio. Al secondo (con il 16,2%) c’è l’esigenza di poter visualizzare e gestire i diversi conti correnti da un’unica app, per poter avere sempre sotto controllo la propria situazione finanziaria a colpo d’occhio (il 67% degli intervistati con un conto presso una banca tradizionale afferma che il proprio istituto non offre servizi basati sull’analisi aggregata di conti di istituti differenti).

Inoltre gli utenti vorrebbero vedere sviluppati sempre di più servizi come il salvadanaio digitale (14,3%) e la possibilità di fare investimenti attraverso la app (14%).

La voglia di investire i propri risparmi attraverso una realtà che non dispone di sedi fisiche sembra farsi largo visto che il 57,5% dei rispondenti dice di essere disposto ad affidarle una somma contenuta dei propri risparmi. Mentre oltre il 28% è addirittura disponibile ad affidare buona parte o tutti i propri investimenti.

Infine, dalla ricerca emerge un altro aspetto che sembra diventare sempre più importante per i clienti: il 56% degli utenti interpellati, infatti, si è detto d’accordo o molto d’accordo sul fatto che gli piacerebbe vedere la propria banca, tradizionale o digitale che sia, scendere in campo per una causa sociale come ambiente, uguaglianza di genere o cultura.

 Challenger bank: cosa sono e cosa fanno

L’arrivo della pandemia ha accentuato il fenomeno delle challenger bank, ossia quelle banche che mettono a disposizione i propri servizi unicamente attraverso app e smartphone e non hanno filiali né fisiche né online. Grazie ai loro costi contenuti stanno prendendo campo soprattutto tra i giovani, ossia i  millennials.

In sostanza una challenger bank è una tech company che offre servizi finanziari a 360° accessibili direttamente da smartphone e che a livello globale, in pochi anni, hanno già conquistato oltre 60 milioni di clienti. L’Italia è il paese che più di tutti gli altri sta mettendo in discussione le banche tradizionali a favore proprio delle cosiddette challenger banks.

Come emerge da un’indagine condotta da Trustpilot, piattaforma di recensioni leader in Europa che ha evidenziato l’evoluzione dei comportamenti dei consumatori nei confronti dei servizi di debito e credito offerti dalle banche, solo il 53% degli intervistati nostrani si affida esclusivamente ad una banca tradizionale (a fronte dell’86% degli intervistati in UK e del 92% in Olanda).