Egitto, caso Regeni: il verdiniano pretoriano di Renzi difende al-Sisi

21 Aprile 2016, di Alberto Battaglia

E’ il 3 febbraio 2016, l’allora ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi incontra il presidente dell’Egitto Abdel Fatah al Sisi; lo scopo discutere degli investimenti italiani nel Paese. “Il presidente egiziano al Sisi ha detto che loro sono pronti a firmare dei contratti ed io ho citato alcuni possibili contratti, possibili tender, che potrebbero essere firmati a breve”, aveva dichiarato quel giorno il ministro Guidi. Lo stesso giorno in cui, in un fosso nei pressi dell’autostrada fra Alessandria e il Cairo, viene ritrovato il corpo martoriato di Giulio Regeni. Il ricercatore italiano era scomparso nove giorni prima.

Questo l’antefatto che, secondo il parlamentare verdiniano Lucio Barani, costituirebbe la “prova del nove” che il caso Regeni sia stato organizzato nel disinteresse dell’Italia e, soprattutto del governo egiziano, che in quelle ore invitava l’Italia a investire 10 miliardi di dollari per bilanciare la crisi economica del Paese. Non c’è dubbio, che quella di Barani sia una specie di teoria del complotto nel quale il governo di al Sisi viene assolto dall’accusa di essere responsabile della tortura e dell’uccisione del giovane italiano. Il Fatto Quotidiano si chiede: a nome di chi parla il senatore che paragona Renzi a Craxi? dicendo “Bravo come Craxi” e che ha affermato che i verdiniani sono “pretoriani del governo Renzi?”.

Così il verdiniano, intervistato dall’emittente Sada El-Bala:

Riteniamo che qualcuno abbia voluto con l’omicidio Regeni – un brutto omicidio un vile omicidio – cercare di rompere i rapporti culturali politici sociali e soprattutto economici con l’Egitto. L’hanno fatto con fini economici. Ci dev’essere una ragionevolezza fra la nostra magistratura e il governo e la magistratura e il governo egiziano per capire assieme chi aveva l’interesse a far rompere i rapporti tra l’Italia e l’Egitto, che non possono che essere oppositori, servizi deviati egiziani, magari finanziati da un potere economico di altri Paesi; non riusciamo a capire quali ma sicuramente quelli che hanno interesse a sostituirsi all’Italia.

Barani successivamente evidenzia quella che, a suo dire, è una circostanza in grado di scagionare il coinvolgimento diretto del governo egiziano:

Se veramente ci fosse stata la responsabilità del governo egiziano, non avremmo più trovato il corpo di Regeni. Il fatto che sia stato fatto ritrovare quel giorno, quando c’era la delegazione italiana per la cooperazione economica fra i due Paesi significa che l’hanno buttato per allontanare i due popoli. E’ questa prova del nove che dimostra l’estraneità del governo egiziano, anzi esso è stato danneggiato da questo atto e sono convinto che oltre a noi anche il presidente Al Sisi donerebbe il sangue per riportare in vita il nostro giovane ricercatore.

Il deputato verdiniano, che parla a nome di tutto il suo gruppo parlamentare, attualmente a sostegno della maggioranza di governo, sottolinea una certa distanza con la linea dura intrapresa dal governo, che ha recentemente ritirato l’ambasciatore italiano dall’Egitto.

Interesse primario per la nazione italiana è quello, sì di avere la verità sul caso Regeni, ma soprattutto di capire che i rapporti tra Egitto e Italia non possono venir meno, altrimenti daremmo ragione a chi ha ucciso Giulio Regeni.

Fonte video: Il Fatto Quotidiano