Cartelle esattoriali: verso ulteriore proroga del pagamento

14 Giugno 2021, di Mariangela Tessa

Ulteriore slittamento del pagamento delle cartelle esattoriali di due mesi, rispetto alla scadenza attuale fissata per il 30 giugno. È l’ipotesi a cui sta lavorando il Governo e Parlamento, intenzionati ad allungare la tregua fiscale fino a settembre. Sul tavolo c’è anche il possibile scaglionamento dei versamenti previsti per il 2 agosto delle sedici rate di cartelle esattoriali sospese lo scorso marzo a causa dell’emergenza Covid.

Cartelle esattoriali: cosa ci aspetta

“Il governo sta ragionando per ammorbidire un numero alto, come quello di cui stiamo parlando, di rate che evidentemente si accatastano e che stiamo ragionando di diluire un po’ di più” ha detto la viceministra dell’Economia, Laura Castelli, intervenendo al webinar promosso dal Sole 24 Ore ‘Quale fisco per il futuro’. “Nessuna promessa ma c’è un lavoro costante e dettagliato su questo”, aggiunge.

Anche sulla scadenza del 30 giugno dei pagamenti per le partite Iva, le richieste che arrivano da più parti di un rinvio, “c’è una riflessione”. “Stiamo valutando quanto può essere possibile questa cosa; stiamo parlando di una scadenza molto vicina quindi la celerità è d’oro, sarà complicato però ne stiamo discutendo” ha aggiunto la viceministra dell’Economia. “Quando le difficoltà sono tante bisogna tirare le somme” spiega. E gli effetti di un eventuale rinvio dei versamenti dell’imposta sul valore aggiunto “oggettivamente sono più pesanti perché sono entrate più corpose”.

Il calendario delle scadenze fiscali resta  dunque ancora tutto da riscrivere. Oltre alla possibile proroga al 20 luglio degli acconti delle partite Iva destinata a essere imbarcata in un Dpcm visti i tempi ristretti, la partita si sposta nella conversione del decreto Sostegni-bis.

Ruffini: “Evasione fiscale? “Un’indecenza da estirpare”

Mentre si avvicina la scadenza per il pagamento dell’IMU, prevista per il 16 giugno, il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, torna ad accendere il riflettori sull’evasione fiscale, definita “un’indecenza da estirpare”: il tax gap è passato dagli 88 miliardi del 2011 a 79 miliardi nel 2018, “la strada è intrapresa e la digitalizzazione sta dando i suoi frutti”, ma “la stiamo scalfendo, non demolendo” ha sottolineato, intervenendo ad un’iniziativa della Fp-Cgil sul fisco.

 “La partita fisco-contribuenti è impari – ha aggiunto Ruffini – Noi abbiamo risorse limitate, siamo 32.000, mentre le partite Iva sono 5 milioni”. Ruffini ha anche detto che “la riscossione non funziona, perché il legislatore non ha mai fornito alla riscossione le norme per farla funzionare”.
E che “se la riscossione non funziona, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza non potranno mai sconfiggere l’evasione fiscale“. Per questo “è necessaria quasi più urgentemente una riforma del sistema della riscossione, perché è questa che renderebbe credibile anche l’accertamento”.